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FIUMICINO

Regione Lazio


Provincia di
Roma

ALTITUDINE: 1  m s.l.m. - SUPERFICIE: 213,44 km² - ABITANTI: 65.320 Dati 2008 - DENSITA': 306,03 ab./ km²
FRAZIONI: Aeroporto "Leonardo da Vinci", Aranova, Focene, Fregene, IsolaSacra, Le Vignole, Maccarese, Palidoro, Parco Leonardo, Passo Oscuro, Testa di Lepre, Torrimpietra , Tragliata, Tragliatella.

Un po’ di storia

Tra il 1823 e il 1828, sulla strada che oggi porta il nome di via Torre Clementina, nasceva il borgo marinaro di Fiumicino, fu costruito con materiale recuperato dall’antica città di Porto. L’intero complesso è tuttora ben conservato; anche se sono stati fatti dei lavori di restauro, essi sono stati effettuati senza compromettere il suo aspetto originario. Il borgo comprendeva all’epoca: una dogana, un ufficio postale, una fabbrica per la sanità, una chiesa, un albergo, molte osterie e una congrua fila di palazzi adibiti ad abitazione.

Nella sua geografia la località si trova sul litorale tirrenico, a nord del delta del Tevere.
Fanno parte del Comune, oltre il paese di Fiumicino, altri centri abitati tra cui l'Isola Sacra, che si estende dalla divisione del delta “Capo due Rami” all'interno del delta costituito dal ramo Canale di Traiano e dal ramo chiamato Fiumara Grande.
Il porto di Fiumicino riveste un importante scalo per i pescherecci d'altura, che nei tempi ha dato una notevole importanza al mercato ittico della cittadina marinara. Sono al vaglio per il futuro notevoli lavori di adeguamento che ne faranno un discreto scalo commerciale e turistico sul modello di Civitavecchia. Allo stato attuale, solo nella stagione estiva, attraccano traghetti passeggeri che collegano Fiumicino con la Sardegna, in modo particolare con Golfo Aranci e Arbatax.
Come molti comuni dell’area metropolitana di Roma, Fiumicino si caratterizza, a partire dalla sua nascita, per una veloce espansione demografica.



Molto legata al Comune di Fiumicino è la figura di Salvo D'Acquisto, eroe dell'Arma dei Carabinieri, medaglia d'oro al valor militare.

 

 

Gastronomia:
Chiunque pensi a Fiumicino collega subito la natura marinara della località con una tradizione gastronomica a base di pesce. “Ma Fiumicino non è solo questo”.
La tradizione gastronomica del Comune di Fiumicino è ricca e varia, e questa complessità deriva dalla sua estensione territoriale.
Ricordiamo che il comune di Fiumicino è il terzo per estensione geografica in Italia, e questo fa sì che confluiscano nei suoi piatti tradizioni diverse: il pesce al primo posto, pescato dai suoi caratteristici pescherecci locali, che è alla base di mille ricette gastronomiche:(antipasti, zuppe, fritture, primi e secondi piatti); gli ortaggi coltivati nelle migliori aziende agricole di Maccarese; le migliori carni maremmane e ancora i vini e i formaggi, il latte, lo yogurt ed il burro prodotto a Torre in Pietra.
E' da questi diversi apporti che si ha la ricchezza dei piatti e dei prodotti che caratterizzano la ristorazione di questa terra.

Dove alloggiare
Nel territorio del comune di Fiumicino sono presenti varie tipologie di strutture ricettive. Alcune di queste sono situate in prossimità dell'aeroporto “Leonardo Da Vinci”, ma allo stesso tempo nel cuore della cittadina. Alloggiare presso una delle strutture presenti, rappresenta una ottima soluzione sia per quei viaggiatori che si rivolgono all'aeroporto, che per coloro che desiderano visitare il comune di Fiumicino e la costa Laziale, nonché la Città Eterna Roma.

 
 
TORRIMPIETRA
 

IL CASTELLO DI TORRIMPIETRA

In località Torrimpietra, al Km 28 della via Aurelia, è possibile ammirare il Castello di Torre in Pietra.
L'attuale complesso di edifici ha antiche origini medievali, costituito originariamente come castrum, cioè come abitato fortificato concentrato intorno ad edifici di residenza signorile, secondo un modello di insediamento rurale assai diffuso nel XIII e nel XIV secolo nella campagna romana.
La proprietà, assai estesa, subì nei secoli molti passaggi: fu della famiglia dei Normanni, degli Anguillara, dei Massimo; nel 1590 fu acquistata da Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V che da casale la trasformò in residenza di caccia; a partire dal 1639 fu tra i possedimenti della ricca famiglia dei Falconieri, cui si deve l'attuale aspetto, con la scala monumentale, opera di Nicola Michetti (architetto dello zar Pietro il Grande per il quale progetto il palazzo di Sanpietroburgo), gli affreschi dei saloni, la chiesa.
La proprietà passo poi ai Carpegna; dopo una breve parentesi in cui fu della famiglia siciliana Florio, nel 1926 la proprietà venne ceduta al senatore Luigi Albertini, che l'acquistò dopo essere stato estromesso dalla direzione del Corriere della Sera per la sua intransigente opposizione al fascismo. Con l'aiuto del figlio Leonardo e del genero Niccolò Carandini, Albertini trasformò la vasta tenuta in azienda agricola modello: provvide al risanamento idrogeologico della zona, fece costruire una vasta rete di strade, un moderno sistema di irrigazione, fece erigere casali, abitazioni, stalle, magazzini, la scuola, la chiesa. Introdusse innovativi sistemi di allevamento e di agricoltura, e diede al territorio una struttura che ancora oggi viene studiata con ammirazione dagli esperti.

Gli affreschi
Tra il 1712 e il 1732 il grande pittore Pier Leone Grezzi, chiamato da Alessandro Falconieri, decorò alcuni ambienti del castello, contribuendo così alla trasformazione di quello che era un casale di caccia in bel palazzo signorile. Al 1712 risale la decorazione della piccola cappella attigua al salone, con le scene della morte di Santa Giuliana Falconieri, santa di famiglia. Nel 1725, in occasione della visita di papa Benedetto XIII, fu affrescato il grande salone con le scene dell'arrivo del papa al castello, della Benedizione nella lunetta grande e dei gruppi di giovani abati nelle lunette piccole.
Nella seconda lunetta grande, il pittore rappresenta forse la Leggenda di Pagliaccetto, ovvero, come sostiene un'altra teoria, la caccia ai briganti ad opera del committente Alessandro Falconieri. Nel saloncino adiacente, nel quale soggiornò papa Benedetto XIII, si trova un ritratto della famiglia Falconieri a passeggio per la campagna, e una curiosa immagine in trompe d'oeil di un foglio di carta, malamente incollato sul muro, su cui è raffigurata la Madonna: la ricercata modestia del dipinto volle rispondere all'esigenza di semplicità di un papa notoriamente schivo quale era Benedetto XIII.
Nel corridoio di accesso, due figure allegoriche della Vigilanza e dell' Abbondanza.
Nel nostro secolo, nel corso dei restauri voluti dal senatore Alberini, il pittore romano Eugenio Cisterna ripristinò varie pitture antiche e decorò alcuni ambienti tra cui il salone col volo di uccelli e la sala scavata nella roccia che offre una inconsueta visione a tutto campo del castello stesso.

 









   
 
   
 

La Chiesa di Sant'Antonio

Sui resti di una torre fortificata era già presente una cappella voluta dalla famiglia Peretti. Alessandro Falconieri fece costruire una nuova chiesa progettata dall'illustre architetto Ferdinando Fuga su pianta ottagonale, preceduta da un portico a pilastri: fu decorata da stucchi e marmi finti, che le conferirono un aspetto di grande eleganza. Di rilievo è l'affresco di Grezzi che raffigura la Crocifissione con i santi Alessio e Giuliana, i santi della famiglia Falconieri.
Sant'Antonio Abate ottenne la dignità di parrocchia nel 1723, a seguito della visita pastorale del cardinale Orsini, vescovo della diocesi di Porto.
Questa visita rappresentò un momento importante per il castello, tanto da meritare di essere ricordata sia con una lapide sulla porta d'ingresso all'interno della chiesa sia da un affresco del Ghezzi nel salone del palazzo.
La Chiesa di Sant'Antonio è la più antica parrocchia dell'intero territorio del Comune di Fiumicino.


A Torrimpietra la festa del vino novello 'pagliaccetto'

Degustazioni di vino novello ma anche di prodotti di una delle tenute agricole più importanti dell'agro romano. Sono questi gli 'ingredienti' della Festa del vino novello 'Pagliaccetto che ogni anno si svolge nel mese di novembre, nella splendida cornice del Castello di Torrimpietra, sita nell' antico borgo medievale. Il tutto prende corpo, dagli assaggi dei vini della cantina 'Torre in Pietra', con in primo piano il 'Pagliaccetto', che prende il nome da un'antica leggenda locale, tramandata per via orale, e che gli anziani del luogo ancora ricordano, incentrata su un personaggio misterioso del '700, amico di 99 diavoli folletti di cui si serviva a fin di bene e che con loro avrebbe costruito in una sola notte i 99 fontanili che vanta Torrimpietra. Sulle tavolate, però, anche il farro, conosciuto ed apprezzato dagli antichi romani, i ceci, il miele, le castagne arrostite. Il tutto, ascoltando anche cenni storici sulla tenuta, 185 ettari, 35 coltivati a vite, semi abbandonata e compromessa all'inizio '900 dalle paludi malariche, poi radicalmente risanata dalla famiglia Albertini-Carandini, gli attuali proprietari. La degustazione e' accompagnata sempre da interventi musicali popolari e tradizionale del Lazio. Per arrivare al borgo si deve percorrere la via Aurelia, uscendo ad Aranova, al km 23, 200 oppure al Km 25,500 dopo Aranova od ancora al Km 28,100 a Torrimpietra.

La leggenda di Pagliaccetto

Una antica leggenda narra la storia di Pagliaccetto, ambientata nel '700 nella tenuta di Torrimpietra, di cui erano proprietari i Falconieri. Pagliaccetto era un uomo dotato di qualità magiche: amico di novantanove folletti, in una notte con essi aveva costruito i novantanove fontanili della tenuta di Torrimpietra, una torre, nella quale lo stesso Pagliaccetto prese dimora. Tutt'intorno alla torre, sempre nella stessa notte, aveva piantato un uliveto.
Per quanto questo già possa sembrare abbastanza, egli aveva anche un'altra dote straordinaria: quella di incantare le bestie. L'animale più ribelle e feroce diventava mansueto una volta avvicinato da Pagliaccetto.
La sfida.
Con la sicurezza che gli ispiravano le proprie doti magiche, Pagliaccetto, capovaccaro di pianura, raccolse baldanzosamente la sfida di Pocaciccia, porcaio di una zona di montagna. Secondo il bando diffuso su ordine del Principe Orazio Falconieri, la tenzone chiedeva ai due contendenti di domare due tori infuriati e aggiogarli per tirare un aratro. il vincitore sarebbe stato colui che tracciava il solco più lungo e diritto.
Pagliaccetto era così sicuro di vincere che promise solennemente di fronte al principe Orazio di lasciare la bellissima amata Aniella, nonché la sella e le briglie magiche, dalle quali sprigionava il potere di ammansire gli animali, a chi le voleva, se fosse stato sconfitto.
La sconfitta. Pocaciccia si rivela un rivale terribile. La sicurezza di Pagliaccetto a poco a poco svanisce e l'ansia di perdere lo fa sbagliare. Pocaciccia vince così la sfida, tra la sorpresa di tutti e con grande scorno di Pagliaccetto
Pagliaccetto, umiliato, si allontana da tutti per rientare alla sua dimora, dimentico della promessa fatta a Orazio. Arrivato alla torre scopre con disperazione che Aniella l'ha abbandonato per il principe.
La vendetta.
Fuori di sé Pagliaccetto percorre la campagna e nasconde la sella e le briglie, le ultime cose preziose che gli sono rimaste. Col suo richiamo irresistibile, Pagliaccetto incanta tutti gli animali della zona, che accorrono in massa da lui. Come pazzo egli le dirige verso il mare in burrasca, nel quali si immerge invitando gli animali a seguirlo. Invocando disperatamente Aniella, il vaccaro-mago vince la riluttanza delle bestie con un ultimo terribile richiamo. Vedendolo scomparire nei flutti tutti gli animali si slanciano in acqua affongando insieme con lui.
La vendetta di Pagliacetto è così compiuta: il principe che gli ha portato via la dolcissima amante, ha pagato con la perdita degli animali dei suoi possedimenti. Non un uccello più canta, non un cane più abbaia. Un silenzio innaturale e sinistro avvolge la tenuta di Torrimpietra.
La torre ancora oggi è lì, su una collina, da tutti chiamata Torre di Pagliaccetto.

“Il testo è una sintesi liberamente tratta da Giampiero Marcello dal volumetto "La leggenda di Pagliaccetto" pubblicato dalle Cantine del Castello di Torrimpietra .”

Fregene
Oasi di Macchiagrande

Nel cuore della Riserva Naturale Statale del Litorale, alla scoperta dei luoghi da dove, dinanzi al mare di Roma, svernano gli uccelli migratori. Ricca di fauna e flora, nei suoi 280 ettari di estensione, l'Oasi Wwf di Macchiagrande, a Fregene, il tradizionale 'buen retiro' dei romani, si presenta ai visitatori con un sentiero natura che si snoda per circa 4 Km, con bacheche didattiche e pannelli illustrativi per approfondire la conoscenza di alcune caratteristiche delle piante e degli animali presenti.
Spicca subito la macchia mediterranea che si estende per circa 200 ettari: partendo dal mare e dalle dune è possibile osservare la successione che dalla bassa vegetazione cespugliosa porta alla lecceta.
Verso l'interno le piante crescono in altezza a formare la macchia alta dove vivono animali notturni quali volpi, tassi ed istrici; di giorno è frequente l'incontro con varie specie di rettili tra cui la rara la testuggine di Hermann.
Numerosi anche gli uccelli, migratori e non, tra cui l'upupa, il pettirosso e l'usignolo.
Procedendo verso l'entroterra la macchia alta e' composta dall'erica arborea ed dal corbezzolo, mentre nel sottobosco sono presenti il pungitopo e l'edera; il bosco umido comprende alberi come la farnia, l'alloro ed il pioppo bianco.
Le pinete contribuiscono ad aumentare la biodiversita' dell'Oasi e i pinoli costituiscono inoltre una risorsa alimentare per i roditori, prede tipiche dell'allocco e della faina, che sono soliti frequentare l'area.
Lo stagno costiero offre invece un'interessante vegetazione con la presenza di un folto canneto di cannuccia di palude, dove risaltano le iris gialli, animato da anatre, aironi, la testuggine d'acqua dolce europea, il tritone punteggiato e rapaci come il falco di palude ed il piu' raro falco pescatore.
Per arrivare all'Oasi, provenendo da Roma, dopo aver lasciato la via Aurelia, si arriva a Fregene e all'entrata nord si puo' procedere su via Castellammare, al cui termine e' visibile l'ingresso di Macchiagrande; provenendo da Fiumicino, da viale di Porto si gira a sinistra su via della Veneziana che conduce direttamente all'Oasi.
"Il sentiero e' percorribile anche da persone disabili in carrozzina”.

dove alloggiare

 
 
Passoscuro
Il nome della località di Passoscuro, deriva da un sentiero venatorio. Nata intorno agli anni Venti come piccolo insediamento di pescatori, sul terreno di proprietà del Pio Istituto Santo Spirito, nel secondo dopoguerra si consolidò abitativamente con gli stessi pescatori, insieme a dei pastori provenienti da Scauri. La località balneare, è situata a Nord del Comune di Fiumicino, meta di bagnanti che durante il periodo estivo, affollano le splendide e grandi spiagge con sabbia finissima, fondali bassi e sabbiosi ricchi della famosa tellina. Oggi consolidata sia abitativamente che commercialmente, offre tutti i servizi essenziali sia ai residenti che ai turisti. Passoscuro, come tutto il territorio del Comune di Fiumicino è molto legata alla storia dell'Eroe, il Vice Brigadiere dei Carabinieri Salvo D'Acquisto, che sacrificò la sua vita accusandosi dell'uccisione di due tedeschi, salvando 22 ostaggi destinati alla fucilazione. Una delle piazze di Passoscuro, è stata a Lui dedicata, dove è stata deposta una statua in onore e ricordo, ed ogni anno il 23 Settembre viene svolta una cerimonia commemorativa e deposta una Corona di Alloro, in presenza di Autorità Civili, Militari e religiose.
 
 
 

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