Amo particolarmente le isole, e già da tempo mi frullava per la testa l’idea di visitare Lampedusa. Questo non solo perché con Linosa era l’unica isola (italiana) che ancora non avevo visto, non solo per la curiosità di scoprire questo avamposto d’Italia e d’Europa tristemente noto per gli sbarchi dei clandestini, ma forse soprattutto per i racconti di chi avendola vista, si era innamorato di questa striscia di terra selvaggia, grande appena 1/3 dell’Elba e molto più vicina all’Africa che alla Sicilia.
La metà di settembre, è a mio parere il periodo più adatto per apprezzare l’isola, sia per la temperatura del sole e del mare, ma soprattutto per la quantità sicuramente più contenuta di turisti.
L’Alitalia effettua due voli settimanali A/R, il sabato e la domenica. Partendo da Fiumicino il volo è di circa un’ora, la pista quasi costeggia il mare, e se si siede dalla parte giusta sembra di atterrare su una portaerei. La prima cosa da fare, lasciati i bagagli in albergo, è affittare una macchina: se ci si accontenta di una Panda il costo non supera i 150 euro per una settimana. Affittata la pandina, non proprio “sgarrupata”, facciamo mappa alla mano, il punto della situazione e un programmino di massima.
Le spiagge e le cale più belle sono tutte a sud-sud/est, c’è un’unica strada principale che compie praticamente il giro dell’isola (circa 33 km) e che non si allontana mai troppo dal mare.
Lasciamo la Guitgia (dov’è il nostro albergo), e ci dirigiamo verso sud/ovest, una stradina sulla sinistra ci porta al mare e arriviamo a Cala Croce, quasi un fiordo che crea una mega piscina naturale. Lasciata questa prima cala, pochi centinaia di metri abbandoniamo di nuovo la strada asfaltata e ci inoltriamo ancora verso il mare, dove troviamo Cala Madonna,un'altra piccola ma profonda insenatura, così chiamata per il Santuario della Madonna di Porto Salvo immediatamente alle spalle.
Torniamo indietro e ci godiamo le ultime ore del pomeriggio sulla spiaggia della Guitgia. Il giorno dopo mattinata di sole e di bagni, il pomeriggio riprendiamo l’unica vera strada dell’isola, e dopo aver superato le due cale di ieri, vediamo un cartello (semiarrugginito) che indica “Cala Tabaccara”.
Decidiamo di fermarci e posteggiata la pandina verde, cominciamo a seguire un sentiero cha va in direzione del mare (che non si vede). Dopo una camminata non troppo agevole di almeno 20’, arriviamo sopra Punta Pruvulina con in basso la vista di Cala Tabaccara, e ne vale veramente la pena. Il mare è di un turchese intenso e limpidissimo, a destra si vede l’Isola dei conigli e a sinistra fotografo un bel controluce.
Decidiamo di tornare sui nostri passi per fare una bella doccia e prenotare per uno dei prossimi giorni la barca per il giro dell’isola. Il giorno seguente lo dedichiamo tutto al mare, ma che mare!
Andremo alla spiaggia dei conigli.
Riprendiamo la strada verso ovest e dopo qualche kilometro, arriviamo al posteggio, ci guardiamo in faccia e ci viene naturale esclamare: ”e meno male che siamo a metà settembre”, varie decine di auto e motorini sono già in sosta.
Prendiamo la sacca con pinne e maschera e quella per la “sopravvivenza” (soffice focaccia, ottimi arancini e naturalmente acqua).
La discesa non è disagevole ma… lunga: 20’!
Mentre scendiamo lo scenario è fantastico, i colori del mare, la spiaggia e l’isola dei conigli valgono questa scarpinata, arrivati sulla spiaggia ci rendiamo conto che c’è anche un servizio di ombrelloni (a richiesta), acqua fresca e caffè caldo a prezzi onesti, se si considera che sono stati trasportati a spalla: il tratto di mare prospiciente la spiaggia è interdetto alla navigazione… figuriamoci all’approdo!!
Piantato il nostro ombrellone, (rigorosamente da un addetto che sa come e dove metterlo) ci godiamo questo paradiso, sulla sinistra c’è un’area delimitata da nastro bianco e rosso, sotto stretta sorveglianza dei volontari di Lega Ambiente, dove ci sono ancora due nidi con uova di tartaruga marina (Caretta-caretta) che si devono schiudere.
Durante il bellissimo e refrigerante bagno, mi accorgo che a lato della spiaggia in un fondale di pochi metri ci sono tantissimi pesci pappagallo che brucano come loro solito le rocce sommerse, questo non è un pesce indigeno, ma viene sicuramente dal Mar Rosso… la tropicalizzazione non è una favola!
Usciti dall'acqua a malincuore, decidiamo di salire lungo il costone di destra seguendo un sentiero appena tracciato, con lo scenario dell'isola dei conigli sulla sinistra, salendo si aprono nuove vedute.
Sempre a sinistra si nota meglio la lingua di sabbia quasi a pelo d'acqua che unisce l'isola alla costa, e a destra Punta Secca.
Arrivati in cima ecco Cala Pulcino con le sue trasparenze che ci ripaga della salita sotto il sole.
Il giorno seguente il sole ha poca voglia di farsi vedere, allora decidiamo di andare al porto nuovo a visitare (previa raccomandazione, perché non aperta al pubblico) la clinica delle tartarughe.
I volontari del "Progetto tartarughe" sono ragazzi encomiabili, hanno avuto i locali dal Comune, ma riguardo ad aiuti economici praticamente nulla... si autofinanziano.
A settembre avevano in cura diverse tartarughe o con ferite da elica o abbisognevoli di intervento chirurgico per ingestione di ami e lenze che provocano una morte lenta e dolorosa.
E' stata una visita interessante e fuori dal comune.
Nel pomeriggio il sole andava e veniva, decidiamo quindi di andare a conoscere la parte nord dell'isola, sicuramente la parte più selvaggia, meno frequentata dai turisti e senza spiagge.
Superiamo l'aeroporto andando prima verso est dove svetta il faro di Capo Grecale, poi la strada piega decisamente a nord e qui come ci aspettavamo, la costa è alta e tormentata.
Proseguiamo e ogni poche centinaia di metri, dove è possibile, ci affacciamo sul mare cogliendo qualche scorcio interessante, come il Faraglione della Vela, poi come spesso succede sulle piccole isole, le nubi sono scomparse lasciando intravedere ad ovest un bel tramonto.
E' ora di tornare. Dopo un intero giorno dedicato solo ai bagni e al sole, il giorno seguente ci aspetta la barca che avevamo prenotato per il giro dell'isola: si parte alle 10.00 e capiamo subito che il comandante, l'aiutante e la cuoca sono dei veri personaggi.
Mentre ci portano a vedere le varie cale e calette, battute e aneddoti più o meno veri ma pittoreschi non finiscono di stupire e divertire.
Si passa a debita distanza dalla spiaggia dei conigli e si arriva davanti Cala Pulcino .... varie soste con bagno e poi un gustoso pranzo a bordo con specialità casarecce. Purtroppo si è alzato il vento, e non è consigliabile concludere il giro costeggiando a nord dove la costa è più esposta e più battuta dal mare... prolunghiamo i bagni in calette riparate e si torna in porto che è quasi sera.
La settimana volge al termine, ma prima di ripartire voglio vedere anche la cosa meno bella che nasconde questo lembo di terra, voglio cercare le tracce dei disperati che, anche a costo della vita, hanno tentato e ancora tentano di raggiungere il loro eldorado: l'Italia e quindi l'Europa.
Già dietro la spiaggia della Guitgia avevamo visto qualche misero barcone tirato in secco, ma volevamo vedere e sapere di più, il Centro di Accoglienza, situato in periferia del paese, è ormai chiuso da mesi, a seguito di una rivolta con incendi e pesanti danneggiamenti (ne hanno parlato tutti i giornali), cominciamo a chiedere agli abitanti, e non senza qualche difficoltà, riusciamo a trovare, all'interno di un vallone nascosto e fuori mano, il cosiddetto "cimitero delle carrette del mare".
Una montagna di rottami, pezzi di fasciame e alcune barche semisfondate, ti fanno pensare quanto sia stato grande questo esercito di disperati, quanto sia costato in vite umane e quanto abbia fruttato ai moderni negrieri. Tornando indietro, ripassiamo di nuovo davanti al posteggio di Cala dei conigli, non resisto, fermo la macchina e scendo, dopo quello che ho visto poco prima, ho voglia di riempire gli occhi e la mente di qualcosa di bello, mi avventuro lungo la discesa un centinaio di metri, e mi godo di nuovo lo spettacolo.
Il giorno prima della partenza, andiamo a dare un'occhiata a Punta O' Spada, il punto più a sud d'Europa, e poi ciao Lampedusa!!!
Riccardo. (settembre 2009)