a cura della Dott.ssa Barbara Righini
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Ingredienti comedogenici

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Ingredienti cool: il Q10

Cronache dal SANA

Un olio dopo-sole

Col sole non si scherza

Rinnova la pelle

INCI, questa sconosciuta

Sotto il sole

Anche il viso ha il suo allenamento

Datevi un tono!
Ovvero, come scegliere il fondo tinta

Cosmesi biologica - La certificazione AIAB-ICEA

Mare, sole e capelli

Ingredienti comedogenici

Una delle domande che ricorrono più spesso nelle community dedicate alla cosmesi, è: questa crema è comedogenica?
Cerchiamo di spiegare innanzitutto cosa significa la parola "comedogenico".
Comedogenico indica una sostanza che favorisce l'insorgere di comedoni, ovvero dei temutissimi e combattutissimi punti neri.
I punti neri non riguardano, come comunemente si crede, i pori, bensì gli ostii follicolari, ovvero i minuscoli forellini da cui escono i peli del corpo.
Sento già qualcuna esclamare sdegnata di non avere peli in faccia!
Ebbene, tutti abbiamo peli ovunque, tranne che sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Alcuni peli però sono così sottili da risultare invisibili, mentre altri sono lunghi e rigogliosi (es. i capelli!).
Quando il sebo prodotto ristagna nel follicolo e comincia ad ossidarsi, ecco il punto nero. Questo processo può essere causato o favorito da prodotti non adatti al tipo di pelle che li utilizza.
Ci sono però una serie di ingredienti più comedogenici di altri:

CERTAMENTE COMEDOGENICI - e nemmeno eco-bio!
- isopropyl myristate
- isopropyl palmitate

PROBABILI COMEDOGENICI - e inquinantissimi, evitateli!
- paraffinum liquidum
- petrolatum
- vaselina
- mineral oil

A VOLTE COMEDOGENICI ALTRE NO - eco-bio e vegetali, il livello di comedogenicità dipende dal tipo di pelle:
- cera alba
- beeswax (cera d'api)
- prunus dulcis (olio di mandorle dolci)
- rosa moschata (olio di rosa moscheta)
- altri oli "pesanti" (olio d'oliva).

Queste sostanze è meglio non utilizzarle pure, in caso di pelli impure e/o grasse, mentre all'interno di una preparazione è bene che non siano al primo o secondo posto dell'inci.

Ecco qualche suggerimento utile:
- il burro di karitè non è comedogenico;
- oli "leggeri" in cui miscelare piccole percentuali di oli pesanti
sono: olio di girasole, di crusca di riso, di mais, di sesamo (però quest'ultimo sa di nocciolina...). L'importante è che siano spremuti a freddo e bio. Vanno benone anche quelli di uso alimentare che si trovano nei super ecologici.

E se i punti neri li avete già, magari retaggio di lunghi anni in compagnia di creme petrolifere?
Vi anticipo che sarà una dura lotta. Ma poco alla volta la situazione può migliorare.

Innanzitutto, imparate a distinguere i punti neri dai "pori" dilatati.
Pori tra virgolette, perchè in realtà sono sempre gli ostii follicolari di cui sopra. Ma per comodità continuerò a chiamarli pori.
I punti neri... sono neri! ovvero contengono materiale cheratinico, sebo, polvere che a contatto con l'aria si ossida, assumendo la colorazione grigio-nerastra caratteristica. I pori dilatati invece, sono gli ostii follicolari che non contengono materiale ossidato, ma sono evidenti perchè, vuoi per eccesso di produzione sebacea, vuoi per uso di creme inadatte (i siliconi sono gli indagati numero uno!), vuoi per altri motivi, si sono "allargati".
Se vi piazzate davanti allo specchio, a due cm di distanza, vedrete punti neri e pori dilatati inesistenti! Non mettetevi più paranoie del necessario. E non usate specchi che ingrandiscono.

In secondo luogo, aiutate la pelle a rinnovarsi, rimuovendo periodicamente le "cellule morte" con uno scrub delicato. Non è necessario sfregare tanto, bastano leggeri movimenti. Potete trovare scrub pronti in commercio, oppure farveli da voi seguendo una delle numerose ricette presenti nella sezione"cosmesi fai da te". Farsi uno scrub casalingo è lo spignattamento più facile e veloce che ci sia, non potete sbagliare!
Lo scrub va effettuato una volta alla settimana in media. Pelli più robuste e resistenti possono arrivare a due, mentre pelli molto delicate possono aspettare dieci giorni. L'importante è che dopo l'operazione non vi resti il viso rosso per più di qualche minuto (anzi, non dovrebbe arrossarsi affatto, sarebbe molto meglio). Evitate sempre la zona del contorno occhi.
Imparate a dare alla pelle quello che chiede e niente di più. Spesso i punti neri sono frutto di un nutrimento eccessivo. Non servono che pochi prodotti mirati sulla vostra tipologia cutanea. Un buon detergente, un tonico astringente, una crema (o due, se volete diversificare notte e giorno) al limite un fluido antiage.

Gli acidi possono essere utili. Un fluido o una crema contenente alfaidrossiacidi, o ancora meglio acido salicilico, aiutano la pelle nel suo processo di rinnovamento. Questi prodotti vanno applicati sempre di sera, tuttavia, poichè sono fotosensibilizzanti: possono macchiare la pelle quando esposta alla luce solare.

Se per qualche motivo siete costrette a metterli di giorno, allora stendete successivamente un solare ad alta protezione.

Non cedete alla tentazione di pulirvi troppo. I punti neri sono spesso accompagnati da pelle untuosa, molto fastidiosa.

Pulire e sgrassare troppo rischia solo di irritare e ingrassare ancora
di più un'epidermide già in squilibrio. Munitevi di cipria all'amido di riso (o anche di amido di riso puro, e se volete lanciarvi, di cipria fai da te) con cui tamponerete la lucidità al bisogno.

Seguendo questi pochi suggerimenti, la vostra pelle vi ringrazierà, e i punti neri diminuiranno. I pori dilatati invece raramente si restringeranno, ma una buona cipria e un buon fondotinta li mimetizzeranno benissimo.

Pronte alla lotta?

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Questo prodotto contiene...

Vorrei continuare a smitizzare insieme a voi la forza di certi messaggi pubblicitari, inerenti al mercato dei cosmetici, di cui tutti siamo vittime più o meno consapevoli tutti i giorni.
Impariamo a difenderci! Fa anche bene alla pelle.
Prendiamo questa volta ad esempio un balsamo per i capelli. Sull'etichetta leggiamo “Balsamo pincopallo. Al latte vegetale” . Subito vaghiamo con la mente, visualizzando piante la cui essenza nutre dal profondo le nostre chiome, riparandole, lucidandole, lisciandole (o arricciandole, dipende) e rendendole splendenti. La mano è già sul flacone e sta per riporlo nel cesto... ma una domanda ci passa per la testa: cos'è il latte vegetale? Forse che le piante producono latte? Pensiamo alla linfa, ma la linfa è verde, mentre il nostro balsamo è bianco che più bianco non si può. Quindi non è linfa.
Per capire qualcosa, l'unico modo è leggere l'inci del prodotto.
Ed ecco svelato l'arcano: il latte vegetale non è altro che burro di karitè. Proprio in fondo all'elenco degli ingredienti, quindi presente in una quantità inferiore all1%. Il resto del prodotto non ha nessun altro estratto vegetale! La visione di foglie stillanti preziosi succhi comincia ad affievolirsi nella vostra mente, potrei giurarci... Ma non è finita qui. Chiediamoci anche a cosa serva il burro di karitè dentro ad un balsamo. Scommetto che avete già capito: a niente in queste dosi. In dosi maggiori, invece, sarebbe molto più adatto ad un impacco pre-shampoo piuttosto che ad un balsamo, perchè ha funzioni emollienti, idratanti, protettive ma non certo districanti.
Questo balsamo è solo un esempio, ma i casi potrebbero continuare all'infinito. Prestate la massima attenzione dunque, e continuate a leggermi.
Alla prossima!

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Ingredienti cool: il Q10
Avrete senz'altro in mente la pubblicità di alcune creme di una notissima marca della grande distribuzione, tipicamente conosciuta grazie ad una pomata candida, contenuta in un vasetto d'alluminio blu.
Gli spot ai quali mi riferisco reclamizzano la bontà di un prodotto anti-age per le mani, contenente tale “coenzima Q10”, potente antiossidante e dunque anti invecchiamento.
Ma come stanno davvero le cose?
Iniziamo con le buone notizie: l'ubiquinone, questo il nome della sostanza, è effettivamente un eccellente antiossidante. Viene utilizzato sopratutto come integratore alimentare, ma anche un uso topico, ovvero applicato sulla pelle, può contrastare i processi ossidativi dei radicali liberi.
Ma - ovviamente c'è un ma - l'ubiquinone contenuto nei prodotti in commercio, raramente è in quantità tali da risultare efficace davvero.
Un modo per sapere se nel vasetto appena aperto il Q10 è passato e fuggito, oppure se ce n'è rimasto abbastanza, è osservare il colore della crema. La sostanza di cui stiamo parlando, infatti, è di un bell'arancione brillante, e dunque tinge! Capite quindi che se, svitato il coperchio, vi si rivela una candida, innocente e nivea emulsione, probabilmente il nostro antiossidante è stato inserito in quantità talmente infinitesimali da risultare completamente inutile.
Inoltre questo enzima è abbastanza costoso (visto su internet a 8€ per un grammo), dunque un prodotto troppo economico in teoria l'ubiquinone l'ha visto soltanto in fotografia.
Un metodo per capire se state per prendere una fregatura oppure no, è osservare il colore del fluido che state per acquistare: deve essere almeno giallino! In secondo luogo un prezzo troppo basso è quasi sicuramente indice di una quantità infinitesimale di Q10.
Ricordatevi infine, che stiamo pur sempre parlando di cosmetici, i quali aiutano tanto ma per i miracoli si stanno ancora attrezzando

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Un olio dopo-sole

Restando su tematiche estive, ora che finalmente è arrivato il sole, vorrei proporvi una ricetta semplicissima di cosmesi fai da te, per ottenere un
doposole economico e ricco di antiossidanti. Ideale per re-idratare la pelle dopo le giornate al mare.
Occorrente:

− un flacone di olio base a scelta tra: olio di mandorle, di jojoba, di semi di girasole, di germe di grano, di sesamo (ma sa un po’ di
nocciolina), di vinaccioli, di mais, di soia. Vanno bene tutti purché siano spremuti a freddo.
E sì, vanno bene anche quelli che trovate al supermercato per uso alimentare! Potete anche fare una miscela con due o più di questi
oli, in modo da sommarne le proprietà;
− carote biologiche lavate, asciugate e grattuggiate o tagliate a julienne;
− (facoltativo) buccia di arance biologiche, tagliata fine;
− un vaso di vetro, preferibilmente scuro;
− un colino.

Riempite il vaso di vetro con i filamenti di carota e arance, poi versateci sopra l’olio (o la miscela di oli), fino a coprirli completamente.
Chiudete bene e riponete in luogo asciutto per circa 15 giorni. Se ve ne ricordate, agitate il barattolo una volta al giorno, come si fa per
alcuni liquori!
Trascorso questo periodo, filtrate l’olio con l’aiuto del colino o di una garza, e travasatelo in un flacone di vetro scuro.
Avete appena ottenuto un oleolito[1]! Usatelo dopo la doccia serale, massaggiandone poco sulla pelle ancora umida.
Attenzione: non è un olio solare, non mettetevelo al posto dell’abbronzante. Oltre a scottarvi, rischiereste anche qualche brutta
macchia.
Il cosmetico giusto al momento giusto, questa è la regola per non danneggiare la pelle.

[1] Approfondimento: l’oleolito è un olio base nel quale vengono poste a macerare piante o parti di esse, che in questo modo rilasciano alcuni dei propri
principi attivi all’olio.

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Rinnova la pelle!
L'estate si avvicina, anche se quest'anno si è fatta attendere più del solito, e con essa il tempo della pelle scoperta. Per avere braccia e gambe lisce, ossigenate e pronte a sfruttare al meglio i benefici del sole (con prudenza, mi raccomando!), niente è meglio di uno scrub una o due volte alla settimana.
Lo scrub non è altro che il sistema per “grattare via” le cellule morte che compongono il primo strato dell'epidermide, che – è sempre bene ricordare – costituisce i pochi millimetri nei quali è permesso al cosmetico di agire. Un'epidermide esfoliata sarà quindi più ricettiva ai trattamenti successivi, oltre che più rosea grazie alla stimolazione del microcircolo.
Esistono in commercio innumerevoli prodotti scrubbanti, ma è molto divertente, oltrechè efficace, prepararsi da soli il proprio scrub personale!
Ecco cosa vi serve:

  • una sostanza composta da granelli o scaglie, che svolga la funzione di levigare. Sono adatti a questo scopo zucchero, sale, farina di mais (sì, quella per la polenta!), farina di cocco (quella per i dolci, proprio lei), bicarbonato, farina d'avena, mandorle grattuggiate.
  • un liquido, od olio, per amalgamare i granelli e rendere agevole l'applicazione: olio di semi di girasole, olio di mais, olio d'oliva, olio di mandorle... insomma qualsiasi olio vegetale va bene! Ma anche acqua, latte detergente, latte, yogurt, succo di frutta.
  • oli essenziali a scelta per profumare: ricordiamo che bastano poche gocce, massimo 10 per una tazza di prodotto. Se avete la pelle molto sensibile e temete reazioni, dimezzate le dosi ed evitate gli oli essenziali di cannella, chiodi di garofano, bergamotto preferendo quelli di lavanda, rosa, arancio dolce.

Scegliete uno o più ingredienti da ciascuna delle 3 categorie e componete a piacere una pappetta fluida, non troppo densa né troppo liquida. Se avete pelle resistente potete usare sale e zucchero, altrimenti preferite le farine, che hanno granelli più fini e quindi più dolci sulla pelle.
A questo punto infilatevi sotto la doccia e, dopo esservi inumidite bene, passate il composto su tutto il corpo strofinando. Infine, risciacquate.
Per completare l'opera, una volta asciutte, spalmatevi un buon idratante, oppure un olio vegetale a scelta. E' questo anche il momento giusto per applicare un autoabbronzante. Lo scrub infatti, eliminando le cellule morte, evita che il prodotto si stenda “a macchie”, mentre ne favorisce la stesura uniforme. Il sole vi aspetta!

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INCI, questa sconosciuta
Shampoo all’albicocca, antirughe al ginseng, rassodante al cacao: quante volte leggiamo nomi simili sui prodotti cosmetici di tutti i giorni?
Dagli scaffali dei supermercati alle mensole delle profumerie, è un fiorire di etichette che, sotto al nome del prodotto, riportano un accenno al suo contenuto. Acquistiamo fiduciose l’ombretto al tè verde e ci spalmiamo entusiaste di anticellulite al pompelmo, convinte di compiere una scelta naturale e salutare. Ma la realtà è, forse, un po’ diversa.
Innanzitutto, è bene ricordare che non esiste nessun obbligo di indicare sulla confezione la percentuale di estratti vegetali contenuti in un cosmetico. Se sull’etichetta è indicato un ingrediente preciso, è necessario che questo sia davvero presente nella composizione, ma in quale quantità è del tutto indifferente.
Indifferente, certo, per il legislatore. Per i produttori è certamente vantaggioso: possono inserire un estratto vegetale all’1% sul totale degli ingredienti e allo stesso tempo pubblicizzarlo in modo tale da attirare l’attenzione solo su quello. Per i consumatori però è poco trasparente per non dire ingannevole non sapere con esattezza quanto del prezioso elisir vegetale così reclamizzato sia effettivamente all’interno del prodotto. E di conseguenza, se il rapporto qualità/prezzo sia corretto o meno.
Come ci si può orientare allora? L’unica via attuabile per il momento è imparare a leggere l’INCI. L’INCI altro non è che l’elenco di ingredienti contenuti nel cosmetico, è obbligatoria per legge e deve pertanto essere presente su qualsiasi confezione acquistata. E da poco, anche sulle bustine campione.
Ad una prima occhiata essa risulta un elenco di nomi incomprensibili. La nomenclatura infatti è standard, vale a dire che dev’essere uguale per ogni paese del mondo - ovvero, se siete in vacanza in California e acquistate un solare, dovete ritrovare l’INCI con la stessa nomenclatura utilizzata qui in Italia. Inoltre la maggior parte delle persone non conosce i nomi delle sostanze chimiche e vegetali utilizzate. Con un po’ di pazienza si può tuttavia acquisire qualche punto di riferimento per capire qualcosa in più. La prima cosa utile da sapere è che gli ingredienti vengono riportati in ordine di quantità. Ovvero, al primo posto c’è il componente più presente, fino ad arrivare all’ultimo, quello meno presente. La seconda è che i derivati vegetali sono sempre scritti col loro nome latino.
Ed ecco che arriviamo al punto: nella crema per le gambe all’ippocastano, quanto ippocastano ci sarà? Il nome inci per questa pianta è aesculus hippocastanum. A che punto è nell’elenco? Circa a metà, o proprio in fondo? Nel secondo caso la quantità sarà decisamente minima, mentre nel primo caso sarà nella norma.
Di solito un cosmetico è infatti preparato in modo da avere una formula base alla quale vengono aggiunti i cosiddetti “funzionali” o “principi attivi”, ovvero le sostanze col compito di apportare benefici specifici per un dato problema. Nel nostro esempio, l’ippocastano come tonificante venoso delle gambe. I funzionali sono di solito presenti nella parte centrale dell’INCI, preceduti da tensioattivi, gelificanti, umettanti e seguiti da conservanti, coloranti, profumo.
Cominciate a leggere le INCI dei prodotti che avete sulla mensola del bagno. Cercate i nomi in latino e verificate la loro posizione nell’elenco delle sostanze.
Conoscere l’INCI è il primo passo verso un consumo consapevole e ragionato dei prodotti di cosmesi.

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Cosmesi eco-biologica: la certificazione AIAB-ICEA
Crescono di anno in anno, ma se ne sente parlare ancora poco. Sono i cosmetici bio-eco, formulati in base a criteri di sostenibilità ambientale.
I prodotti per l’igiene e la cura della persona più diffusi contengono quasi sempre alte percentuali di derivati petroliferi e sostanze chimiche non biodegradabili. Basti pensare agli stick per le labbra, che vedono spesso come primo ingrediente la paraffina.
Sebbene sulla reale sicurezza di tali sostanze ci sia ancora disaccordo – i più ne rivendicano l’innocuità, ma alcune voci contrarie sostengono non siano stati svolti sufficienti studi a riguardo – esiste il fatto oggettivo del loro potere inquinante. Il processo di raffinazione di materie derivate dal petrolio non è esente da conseguenze sull’ambiente. Sostanze come i siliconi, utilizzati per dare al prodotto una texture liscia e scorrevole non sono biodegradabili.
In risposta a questo problema ancora poco riconosciuto, AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), in collaborazione con ICEA (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale) e con un gruppo di produttori intenzionati alla produzione di Eco-Bio Cosmesi, ha elaborato un disciplinare contenente una serie di regole molto precise per una cosmesi amica dell’ambiente e rispettosa della natura, a cui fa seguito un processo verifica e certificazione con tanto di marchio finale da apporre sulle confezioni.
I principali criteri che contraddistinguono un cosmetico eco-bio sono i seguenti:
* non contiene sostanze derivate da organismi geneticamente modificati;
* non è sperimentato sugli animali;
* non è trattato con radiazioni ionizzanti;
* rispetta le norme internazionali e nazionali vigenti in materia;
* contiene prodotti agricoli e zootecnici primari da agricoltura biologica certificati, eccezion fatta per i casi in cui non sia possibile rintracciare sul mercato le sostanze necessarie con certificazione;
* non contiene vegetali a rischio di estinzione;
* viene imballato in confezioni riciclabili non dannose per la salute, preferibilmente in materiali simili a quelli utilizzati per gli alimenti;
* Ma soprattutto, un cosmetico che voglia ottenere la certificazione aiab-icea non deve contenere una lunga serie di ingredienti: il disciplinare bandisce, infatti, circa 1350 sostanze chimiche considerate “a rischio”, ovvero allergizzanti, irritanti o nocive per la salute.
I cosmetici eco-biologici certificati AIAB-ICEA non sono ancora equamente distribuiti sul territorio nazionale. Finora le aziende che hanno aderito, certificando parte dei loro prodotti sono: Ecobioline, Evan, Uva di Luna, Bio Naturell, Athena’s – Beauty Bios, Fitocose, I Serafini, BEMA Cosmetici, Bio Health Care, Cibe Laboratori.
Per ulteriori informazioni cliccate sui siti www.aiab.it e www.icea.info.

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Sotto il sole
Anche se telegiornali e radio non fanno che ribadirlo, la prudenza non è mai troppa quando ci si espone ai raggi solari.
Sperando che vi siate tutti muniti di creme con schermo solare adeguato (ricordiamo la preferenza per i filtri fisici!), vediamo come ci si deve comportare con i bambini.
Il sole è importante, poiché serve a fissare la vitamina D nelle ossa. E’ opportuno dunque non privarne i propri figli, ma come al solito, con qualche precauzione.
Secondo la dermatologa Riccarda Serri [qui trovate un breve curriculum su di lei: http://www.teenskin.it/rserri.htm] ogni fascia d’età ha le sue peculiarità e va quindi trattata in modo diverso. Ecco come.
I neonati di pochi mesi non andrebbero mai esposti alla luce diretta del sole. Qualora ci si trovasse in condizioni di non poterli tenere all’ombra, allora è assolutamente necessario proteggerli con creme o paste all’ossido di zinco, le stesse che vengono usate per la zona pannolino. Comprate quindi una crema o pasta all’ossido di zinco al 10% (chiedete al farmacista) e un’acqua termale spray da nebulizzare sul bebè in caso di temperatura molto alta. Ma ricordate, fate loro evitare il sole diretto se potete!
Dai due ai cinque anni i bambini possono prendere il sole, purché nelle ore adeguate: non oltre le 11 del mattino e dalle 17 del pomeriggio in poi. Dalle 11 alle 17 si consiglia ombra. Il prodotto solare va applicato ogni una o due ore, e va scelto con protezione alta 20-30, fino a che non comparirà l’abbronzatura. Dopo, si può scendere a 15-10. Un cappellino è sempre consigliato, per riparare dai colpi di sole – rari se l’esposizione avviene negli orari suggeriti, ma meglio non rischiare. Usate un solare waterproof prima delle immersioni.
I bambini dai 6 ai 13 anni sono ormai autonomi. Vivono la spiaggia come un gioco e raramente restano fermi sotto l’ombrellone. E’ importante quindi iniziare a prepararli al sole già da qualche settimana prima di partire per le vacanze. Come? Facendoli giocare all’aria aperta quanto più possibile, nel cortile o ai giardinetti. Arricchite la loro alimentazione con frutta e verdura contenente antiossidanti, come melone, albicocche, carote crude, pomodori, olio extravergine d’oliva (che aiuteranno anche la vostra pelle, quindi approfittatene!).
In vacanza utilizzate un solare ad alta protezione e waterproof, meglio se in formato spray, più semplice da usare, in modo da abituare i piccoli a fare da sé. Un’abitudine preziosa che rimarrà loro per la vita. Uno stick a protezione totale da spalmarsi spesso su naso e labbra completerà l’opera. Dopo la doccia, una volta a casa, spalmate un doposole fresco e leggero per ripristinare l’idratazione cutanea.
Infine qualche utile raccomandazione. Protezione solare alta non significa essere protetti per tutto il giorno. Per avere una reale efficacia, occorre ripetere l’applicazione del prodotto più volte durante la giornata. In ogni caso prima e dopo ogni bagno in mare. E questo non vale solo per i bambini!
Scegliete filtri fisici sempre, se potete, ma specialmente per i solari resistenti all’acqua. Questi, proprio per tale caratteristica permangono a lungo sulla pelle, aumentando i rischi di allergia in caso di filtri chimici. Per chi si fosse perso lo scorso numero, ricordiamo brevemente che i filtri fisici da ricercare in un buon solare sono titanium dioxide o zinc oxide. Chiedete in farmacia, o ancora meglio nei supermercati biologici, dove solitamente si trovano marche tedesche affidabili e sicure.

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Datevi un “tono”! Ovvero come scegliere il fondotinta.
Vi siete mai domandate perché alcuni fondotinta fanno sembrare il colore del vostro viso rosa innaturale, mentre altri giallino malaticcio, e viceversa? Trovare il fondotinta che si armonizzi perfettamente con la tonalità della vostra pelle non è soltanto questione di intensità, ovvero di colore più o meno scuro, ma soprattutto di “sottotono”. In altre parole, l’epidermide tende naturalmente ad assumere una sfumatura giallina, rosata o neutra, a seconda della quantità di due sostanze naturalmente presenti nella pelle, ovvero melanina e carotene, e della loro combinazione.
Per scoprire a quale categoria appartenete, ci sono alcuni trucchi:
1) Struccate, con i capelli tirati indietro, guardatevi allo specchio sotto la luce del sole (potete mettervi davanti alla finestra). Avvicinate alla faccia prima un panno giallo, e successivamente uno rosa. Uno dei due vi farà sembrare pallida, l’altro radiosa. Se vi dona il giallo, la vostra pelle ha un sottotono giallo, viceversa rosa. Se vi donano entrambi allo stesso modo, siete tra le poche fortunate ad avere una carnagione perfettamente neutra: sceglierete quindi una base beige senza nessuna dominante.
2) Guardatevi le vene dei polsi: tendono al verde o al blu? Se al verde, la vostra pelle ha un sottotono giallo, altrimenti rosa.
3) Sempre davanti allo specchio, abbassatevi le palpebre: se l’interno tende al grigio/rosa appartenete ai sottotoni rosati, se tende al giallino a quelli gialli.
Un’eccezione a queste categorie è rappresentata dalle pelli olivastre, che si abbronzano facilmente e hanno una lieve sfumatura grigiastra.
Ora che avete scoperto il colore dominante del vostro incarnato, potete scegliere il fondotinta adatto, che dovrà fondersi con la vostra pelle in modo uniforme, esaltandone la luminosità. Non scegliete mai un tono più scuro del vostro, se non volete dimostrare qualche anno in più! Non sceglietelo nemmeno più chiaro, a meno che non siate amanti del gothic-style. Soprattutto, sfumatelo bene in modo che non si evidenzino differenze cromatiche tra viso e collo. Se queste continuassero ad esserci nonostante una stesura perfetta, significherebbe che il colore non è quello giusto.
Per quanto riguardo il resto del make up, scegliete colori “caldi” come ocra, prugna, pesca, salmone, oro – se la pelle è a predominante gialla; colori “freddi” come azzurro, argento, lilla – se è rosa. Le pelli olivastre potranno osare colori accesi e vivaci come viola, amaranto, verde muschio.
Le più fortunate restano sempre le donne dalla carnagione neutra, che indosseranno qualunque colore scegliendo unicamente in base all’umore.

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Anche il viso ha il suo allenamento
Come ognuno di noi sa, l’attività fisica è indispensabile per una vita sana. Che sia una camminata di un’ora, oppure un allenamento più intenso a seconda dei gusti, del tempo, delle necessità e – diciamocelo – della pigrizia personale, un po’ di movimento aiuta il nostro corpo a mantenersi in salute nonostante le nostre vite diventino sempre più sedentarie.
E un corpo in salute significa anche un corpo che invecchia più lentamente.
Tuttavia c’è una parte di noi che mostra inequivocabilmente i segni dell’età, anche nelle persone più attente alla salute: il viso, segnato inesorabilmente dalle prime rughe, chiamate “rughe d’espressione”. La cattiva notizia, infatti, è che il tempo passa inesorabile e che la fontana dell’eterna giovinezza non è ancora stata trovata. Quella buona è che esistono una serie di esercizi specifici per allenare i muscoli facciali, aumentandone l’elasticità, il turgore e la sodezza.
Gli esercizi facciali che illustreremo sono tratti da un sito sudafricano specializzato in e-commerce di prodotti anti-età. Per chi conosce l’inglese l’indirizzo è: www.ageless.co.za.
Ma soprattutto negli Stati Uniti questi allenamenti specifici sono conosciuti da tempo, e libri sull’argomento si trovano un po’ ovunque. Ma veniamo a noi.
OCCHI:
* Siediti con gli occhi chiusi e rilassati. Tenendo gli occhi chiusi guarda in basso e poi il più possibile in alto. Ripeti 10 volte.
* Siediti tenendo la schiena ben dritta. Tenendo gli occhi chiusi, alza le sopracciglia e contemporaneamente tendi le palpebre verso il basso il più possibile. Resta in posizione e conta fino a 5, poi rilassati e ripeti per 5 volte.
* Siedi diritta con gli occhi rilassati e aperti. Alza le sopracciglia mentre abbassi le palpebre fino a metà, poi spalanca bene gli occhi finché si veda il bianco dell’occhio sopra l’iride. Ripeti 5 volte.
* Siedi diritta con gli occhi aperti. Guarda in alto, poi in basso, tenendo la testa ferma. Ripeti 10 volte. Poi guarda a destra e a sinistra, sempre per 10 volte.
FRONTE:
* Corruga la fronte più che puoi, provando a portare le sopracciglia sopra gli occhi mentre le avvicini le une alle altre. Poi alza le sopracciglia il più possibile spalancando gli occhi più che puoi. Ripeti 5 volte.
* Sdraiati sul letto, di schiena, con la testa in bilico sulla sponda, così da avere il collo leggermente inclinato all’indietro. Tenendo gli occhi bene aperti, alza le sopracciglia il più possibile. Ripeti 5 volte.
* Siedi con la schiena ben dritta. Portando le sopracciglia in basso sui tuoi occhi, arriccia il naso più che puoi allargando le narici. Conta fino a 10, rilassa, e ripeti per 5 volte.
La prossima volta ci occuperemo degli esercizi per il collo, le labbra e le guance.
Nel frattempo, esercitatevi ogni giorno e i risultati non tarderanno!

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Mare, sole e capelli
Chi tra voi tiene alle proprie chiome, sa quanto il sole e il mare le stressino e le rovinino. Il sole schiarisce, mentre la salsedine e il sale seccano. Scoprite come proteggere i nostri capelli per limitare i danni.Cercate di non rimanere a capo scoperto troppo a lungo sotto al sole, soprattutto nelle ore più calde. Un cappellino o un foulard sono l’ideale per ripararsi. Se siete al mare e fate il bagno tutti i giorni, non è necessario lavare i capelli quotidianamente con lo shampoo. L’importante è effettuare un risciacquo accurato con acqua dolce, una volta usciti dalle onde. Un piccolo trucco: utilizzate, al posto dello shampoo, il balsamo. I balsami in commercio infatti contengono una piccola percentuale di tensioattivi che attuano una leggera azione lavante. Alternate i lavaggi con shampoo a quelli con solo balsamo. Proteggete le punte. Il fusto del capello è infatti più grande alla radice, mentre le punte sono più sottili e si rovinano maggiormente. Ungetele con pochissimo olio di jojoba, prima di andare in spiaggia, ma anche prima di utilizzare il phon. L’olio di jojoba è una cera liquida che forma uno scudo protettivo e nutriente. Per una protezione maggiore, utilizzate l’ottimo olio di monoi usato dalle donne tailandesi: olio di cocco con gardenia thaitiensis o profumo. Il vero olio di monoi non contiene altro. Ammessa la vitamina E come conservante. Funziona da filtro solare, da nutriente, da impacco pre-shampoo e ha un profumo intenso, femminile e sensuale.

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Col sole non si scherza
La giornata finalmente soleggiata in cui scrivo mi induce a ricordare quanta disinformazione vi sia sulla tintarella e sui prodotti protettivi. Anche la Comunità Europea si è accorta che qualcosa non va nella comunicazione pubblicitaria relativa alle protezioni solari cosmetiche, e sta sviluppando una nuova direttiva per regolamentare le etichette di lozioni e creme (fonte: Repubblica). Cerchiamo allora di vederci più chiaro!
Innanzitutto una premessa: i raggi solari che arrivano fino a noi sono gli UVB e gli UVA. Mentre i primi sono responsabili di eritemi e scottature, che si manifestano con evidente rossore cutaneo, i secondi hanno un effetto meno eclatante ma altrettanto dannoso. Infatti riescono ad arrivare nello strato profondo della pelle, il derma, e a rompere i ponti di collagene, causando invecchiamento cutaneo e provocando nei casi più gravi alterazioni cellulari e quindi melanomi. E’ evidente quindi la necessità di esporsi al sole soltanto dotati di adeguata protezione.
Tuttavia, occorre ricordare quanto segue:

- non esiste cosmetico in grado di respingere il 100% dei raggi solari dannosi. Le diciture “schermo totale” o “sun block” sono quindi ingannevoli;
- il spf (sun protective factor, ovvero fattore di protezione solare, solitamente indicato con un numero) si riferisce agli UVB, ma non agli UVA, per i quali non esiste un metodo standardizzato che ne valuti l’indice di protezione;
- per il precedente motivo, dal 2007 l’unione europea abolirà il sfp numerico, che verrà espresso in livelli: basso, medio, alto;
- ci sono farmaci e sostanze che possono causare eritemi e/o macchie in concomitanza con l’esposizione al sole: la pillola anticoncezionale ad esempio, profumi a base alcoolica. Ma anche oli essenziali, specialmente quelli di agrumi;
- evitate soluzioni fai-da-te al sole! Leggo in questi giorni su Internet la ricetta di una lozione solare a base di oli, burri e... olio essenziale di bergamotto. Quest’ultimo non deve mai essere usato al sole: è fotosensibilizzante;
- i prodotti migliori contengono filtri solari fisici come titanium dioxide e zinc oxide. Oltre a non inquinare, sono i più adatti per le pelli sensibili e per quelle delicate dei bambini.

Sole sì, quindi, ma con prudenza e consapevolezza.

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