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Dalla mafia alla politica
trasferimento di ideologia e sistema
01/01/2010

Egregio Direttore,
Una quindicina di giorni fa ho seguito una trasmissione televisiva su temi riguardanti la politica, i costumi e la società.
Gli ospiti convenuti erano politici, giornalisti e qualche opinionista.
Parlavano di mafia e mi rimase impressa una definizione, peraltro condivisa tra gli astanti, “in Sicilia non cade foglia che la mafia non voglia”. Descrizione precisa per indicare quanto è radicata, diffusa ed autorevole l’attività mafiosa.
Per completare appieno questa spiegazione ed illustrare la gravità e la complessità del problema mafia io aggiungerei “in Sicilia non si beve e non si respira se la mafia non aspira” (aspirare nel senso di anelare – volere ).
L’acqua potabile od irrigua, difatti, direttamente o indirettamente è controllata, gestita ed erogata dalla mafia.
L’aria per respirare poi è tolta a chi si oppone o si frappone agli interessi della mafia.
Su come e quando è nata la mafia (nell’800 maffia), come si è formato il sistema mafioso, la sua ideologia, diffusione, ramificazione ecc. è stato scritto un fiume d’inchiostro.
Sappiamo che il fenomeno della mafia trae origini, inizialmente, da fattori soprattutto economici relativi al mantenimento dell’ordine sociale da parte della gran borghesia terriera collegata all’aristocrazia feudale siciliana.
Dopo l’unità d’Italia esso assume una colorazione anche politica come reazione alle autorità amministrative e giudiziarie centrali, svolgendo un’azione rilevante sia direttamente sul piano elettorale sia indirettamente sulle autorità per ottenere talora condiscendenza e tolleranza.
Un mio collega d’ufficio, anziano, siciliano, agli inizi degli anni 70 mi raccontò che anche ai tempi di suo padre e di suo nonno in Sicilia era consuetudine rivolgersi ad un “capo cosca” per dirimere una controversia, un conflitto di interessi, un’ingiustizia, un sopruso, piuttosto che rivolgersi alle autorità istituzionali perché più delle volte queste risultavano lenti, inefficienti, inefficaci o assenti.
Gradualmente e sempre di più la gente con il passare degli anni si rivolgeva ai capi cosca anche per chiedere un favore, grande o piccolo che era, un certificato, un posto di lavoro, una licenza, una concessione, una pensione, un appalto, dei voti di scambio, l’aggiustamento di sentenze ecc.
I capi mafia passarono in tal modo da mediatori di giustizia spicciola a personaggi di rilievo nella struttura sociale.
Quando poi cominciarono ad avere quale obiettivo principale “fare soldi” e come in una spirale aumentava, in un continuo crescendo, la richiesta di favori ai capi mafia, parallelamente aumentava la loro influenza ed implicazione in tutti i settori della vita pubblica e privata dei cittadini.
I risvolti negativi della loro attività si è avuta principalmente nella collusione col mondo economico, politico e giudiziario del Paese ed un’infinita commistione d’interessi con i rappresentanti delle istituzioni.
Desidero ora soffermarmi su ciò che è avvenuto nel recente passato con la mafia in Sicilia, copiato e traslato in maniera più o meno perfetta in altre Regioni ed in particolare: in Calabria dalla “ndrangheta”, in Campania dalla “camorra” ed in Puglia dalla “sacra corona unita”.
Il sistema adottato e profuso in queste regioni da dette organizzazioni criminali, e in altre parole “favore per favore”, è stato utilizzato anche dalla maggior parte dei politici e politicanti di tutti i partiti e a tutti i livelli: canditati alle circoscrizionali, comunali, provinciali, regionali, parlamentari. Questa metodologia è stata in parte esportata anche in altre regioni.
Ormai fare politica è diventata una professione, un investimento, un punto d’arrivo per arricchirsi o quanto meno raggiungere una certa agiatezza. Non esiste più la politica per vocazione, per ambizione di giustizia, per sentirsi in parte appagati dalla notorietà e considerare le nomine come cariche onorifiche.
I candidati, nella quasi totalità dei casi, per essere eletti, a parte coloro che sono scelti e posti nelle liste dalle segreterie dei partiti, si appoggiano a veterani della politica, ovvero “padrini” già inseriti, ad un’organizzazione sindacale, ad una categoria professionale, industriale o commerciale, oppure, od anche, direttamente da un’organizzazione criminale.
Lo stesso procedimento avviene anche per i presidenti, amministratori delegati e consiglieri d’amministrazione di tutti gli enti la cui nomina è di competenza dei partiti politici.
Ovviamente quei candidati una volta eletti e quegli amministratori nominati, grazie a qualsiasi appoggio, prima o dopo devono sdebitarsi ed ecco crearsi il giro del malaffare a macchia d’olio.
Cerchiamo ora di analizzare quali sono le conseguenze di questo modo di fare politica:
1) I politici non fanno nulla per snellire la burocrazia e facilitare la vita dei cittadini, per non prosciugare o abolire la fonte dei voti.
2) I politici per soddisfare le richieste di posti di lavoro dai loro elettori, con continue assunzioni in aziende ed enti vari, Comuni, Province e Regioni, hanno creato carrozzoni stracolmi di dipendenti.
3) Lo stesso è avvenuto da parte degli amministratori nominati dai politici.
4) Un numero sempre maggiore di cittadini ha bisogno di rivolgersi ad un politico od un suo affiliato, anche soltanto per snellire una semplice pratica d’ufficio.
5) I politici ed i mafiosi hanno coinvolto in questa metodologia di concatenamento altre categorie: sindacati, magistratura, ordini professionali o singoli professionisti ecc, creando in tal modo una ragnatela difficilmente espugnabile, un cancro con innumerevoli metastasi.
A questo punto uno direbbe: allora non c’è più nulla da fare? Dobbiamo arrenderci?
NO, assolutamente. Dobbiamo chiedere, tramite le sezioni di base dei partiti e dei sindacati, unitamente e congiuntamente ai capi dei partiti politici di darsi delle regole di base uguali per tutti e magari anche, ove occorra, con apposite leggi.
Speriamo che con il nuovo anno non dobbiamo più assistere a continui litigi tra le varie parti politiche per futili motivi.
Auguri a tutti.

Martino Pirone

 
 

Egregio Sig. Pirone,
come vede la sua lettera è stata pubblicata, se Lei ci ha scritto evidentemente ci segue e come avrà notato il sottoscritto ha sempre ribadito un concetto, quello che ogni individuo è libero di esprimere le proprie idee, i propri concetti, i propri pensieri con ogni mezzo di diffusione, sempre nel pieno rispetto delle parti e, non per ultimo, in base all’art. 21 della Costituzione Italiana.
Vede, io sono classe 1949, ed ho fatto tesoro degli insegnamenti di mio padre il quale mi ripeteva in continuazione una frase che non ho mai dimenticato: "nella vita, prima di aprire la bocca per parlare, conta fino a dieci". Sagge parole che dovrebbero essere adottate da molti, specie in politica da quei “signori” dei palazzi che ci governano, di qualsiasi colore politico essi siano.
Purtroppo, quello che ravviso fin dai tempi passati, è la mancanza di dialettica tra persone che si definiscono civili, ma non lo sono affatto; oggi non esiste più il confronto politico basato sulle reali possibilità di risolvere i problemi, esiste lo scontro, l’insulto, la prevaricazione dell’individuo con mezzi che sono lontani anni luce dalla civiltà.
La cosa ancora più sconcertante è che questo modus operandi avviene anche nelle trasmissioni televisive, dove conduttori di fama non riescono più a tenere le redini della trasmissione che gli sfugge di mano, dando modo agli ospiti di urlare, parlarsi sopra, insultarsi anche con male parole. Risultato: i veri problemi non escono fuori, chi ascolta purtroppo assiste a trasmissioni che definirle un circo gli farebbe troppo onore.
Lei nella sua lettera, nel parlare di mafia, ha citato l’anno 800 con annessi e connessi, quindi è storia, perché anche la mafia entra a far parte della storia italiana; l’unica differenza che io ravviso sta nel fatto che mentre la storia ha dei capitoli nel tempo in cui viene vissuta e poi resta nei testi, la storia della mafia è sempre in auge, si evolve con i tempi e purtroppo alimentata troppo spesso da collusioni di ogni genere che non sono di certo collusioni della base ma certamente di persone che, come Lei dice, sono politici per professione e non certamente per vocazione.
La speranza che è l’ultima a morire è che non siano tutti fatti della stessa pasta e che con il passare del tempo rinasca quella vocazione politica, quella dialettica che guardi al futuro dei nostri figli e non soltanto agli interessi personali e dei loro e dico solo loro figli.
Quando nel finale della sua lettera Lei dice che non dobbiamo arrenderci, mi trova pienamente d’accordo; sì, dobbiamo fare leva sulle sezioni di base dei partiti, nei confronti dei capi dei sindacati e partiti politici, ma mi creda anche nelle sezioni di base si assiste spesso a situazioni che lasciano il tempo che trovano.
A me spesso capita di venir invitato quale organo di stampa all’apertura di sezioni politiche, comitati di quartiere, comitati di cittadini; mi creda di nuovo, il più delle volte resto allibito dai discorsi e dai comportamenti degli appartenenti, che hanno poche idee ma ben confuse; il loro primario obiettivo è quello della buca sotto la propria abitazione, del lampione che non funziona o la maestra della locale scuola poco simpatica nei confronti del proprio figlio. Gli unici discorsi leggermente un pochino più sensati e allargati alla collettività alcune volte provengono dall’ospite politico invitato per la circostanza, che però alla fine si perde nei meandri di una guerra senza senso nei confronti della coalizione politica che al momento tiene le redini di questo o quel comune.
In più circostanze mi è capitato di assistere, vedere ed ascoltare cose allucinanti, del tipo “attiriamo l’attenzione degli stranieri che possono votare, promettiamogli un futuro migliore, un integrazione migliore nella località, tanto questi prima o poi se ne vanno al paese loro”, o vedere persone di tendenza politica totalmente contraria andare a votare per le primarie dell’altra sponda con in petto l’effige del passato regime o altro ancora, sentire giovani parlare dicendo: “sì, diamo il voto a quello perché così facendo possiamo entrare a lavorare come trimestrali alle poste”, oppure “a me ha detto che mi aiuta per aprire un autolavaggio”, o ancora “dobbiamo votare quella persona altrimenti non aiuta più il centro anziani”, o ancora “dobbiamo, ripeto, dobbiamo votare così perché se ci serve di snellire qualche pratica in comune quello ha la possibilità di farlo”.
Questi sistemi ormai radicati e incancreniti nella nostra società, se non avviene una svolta epocale, non portano certo a nulla di positivo, anzi andranno sempre ad incrementare il potere dei ricchi a discapito dei semplici lavoratori, (per chi ha la fortuna di lavorare) o del pensionato che deve lottare e arrampicarsi sugli specchi per arrivare alla fine del mese.
Un aspetto importante che Lei ha posto é quello di regole di base uguali per tutti; io ritengo che chi viene accusato di un misfatto, chiunque esso sia, al di là dell’incarico che ricopre, ha il dovere di presentarsi dinanzi alla magistratura e farsi giudicare in tutti i gradi che la legge gli consente; se innocente tanto di cappello, se colpevole deve pagare la sua colpa in termini di legge; solo in questo modo il cittadino riacquisterà fiducia nelle istituzioni, nella politica; basta con questo politichese da mercato fatto di insulti.
Questi signori dei palazzi riflettano sugli ormai instancabili appelli del Capo Dello Stato e non per ultimo del Santo Padre, di riportare la politica al dialogo civile, alla pacatezza, alla responsabilità di governare una Nazione ed in primis alla moralità che allo stato attuale è molto ma molto discutibile.
Che questo 2010 sia proprio l’anno di quella svolta epocale, che porti serenità nei cuori della gente e metta fine a litigi sterili, gesti violenti ed inconsulti, abbiamo il dovere di crederci.
La ringrazio di avermi scritto ed anche se Lei non me lo ha chiesto , dandomi la possibilità di risponderle, in fondo abbiamo toccato con pacatezza e civiltà degli argomenti attuali che sono sicuro interessano a molti.
La saluto cordialmente inviandole i più fervidi auguri di un buon 2010 estesi alla sua famiglia.

Gennaio 2010

Silvano De Angeli

 

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