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a cura di Claudio Tescari

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Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato?

Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini.

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C'ERA UNA VOLTA UN RE

 

C'era una volta davvero un Re che morì per amore. Si chiamava Lotario II, il suo regno era noto come "Lotaringia" e si estendeva a cavallo del fiume Reno, tra Francia e Germania, nell'area dell'Alsazia-Lorena e fino alla città di Colonia. La città capitale del Re era Metz.
Lotario era di stirpe carolingia: figlio dell'omonimo imperatore Lotario I, nipote di Ludovico "il Pio" e pronipote di Carlo Magno. In qualità di secondogenito non era destinato a diventare imperatore, ruolo riservato a suo fratello Ludovico II, ma era direttamente coinvolto nella gestione del Sacro Romano Impero.
Su suggerimento dell'arcivescovo di Reims Incmaro, il padre imperatore fece sposare Lotario con Teutberga, sorella di Uberto, abate del più ricco e potente monastero del regno, per ottenere un maggiore controllo sul clero locale. Passarono alcuni anni, ma la giovane coppia non fu allietata da nascite. La colpa fu attribuita alla sterilità della sposa e fu presa in considerazione la possibilità di un ripudio, previsto dall'antica tradizione dei Franchi. Intanto durante un soggiorno ad Aquisgrana presso la corte dell'imperatore, Lotario conobbe una graziosa giovane di nome Gualdrada, figlia di un nobile vassallo del padre. Le cronache dell'epoca non dicono se quell'incontro fu un colpo di fulmine, ma certamente tra Lotario e Gualdrada nacque un grande amore, un amore così intenso che nei successivi quattro anni nacquero due femmine, Ghisela e Berta ed un maschio, Ugo, l'erede tanto atteso. I bambini crescevano con la madre, frequentemente visitati da Lotario. Furono anche introdotti a corte, dove l'imperatore li accolse come nipoti, al pari dei figli di Ludovico II e di sua moglie Engelberga. Dopo qualche tempo, il vecchio imperatore, udite udite, si dimise in favore di Ludovico II e si ritirò nel monastero di Prum, vicino a Treviri, dove morì il 28 settembre dell'anno 855.

Per sanare la situazione di concubinaggio tra Lotario e Gualdrada, già denunciata dall'abate Uberto al Papa a Roma, fu organizzato un Concilio a Metz con gli arcivescovi di Colonia e Treviri, favorevoli al re ed al ripudio di Teutberga, accusata anche di tradimento per un presunto rapporto incestuoso col fratello abate. Da Roma giunse, in rappresentanza del Papa Niccolò I, il vescovo di Porto Rodoaldo, che fu facilmente convinto con l'oro del re. Teutberga fu ripudiata, il matrimonio fu dichiarato sciolto, furono celebrate le nozze con Guardrada ed i tre bambini furono legittimati. La medioevale love story aveva finalmente trovato il suo lieto fine. E invece no!

Il Papa Niccolò ribadì l'indissolubilità del matrimonio con Teutberga, condannò la bigamia di Lotario, scomunicò la "concubina" Gualdrada, nonché i vescovi che avevano partecipato al concilio di Metz, compreso Rodoaldo.
Tale iniziativa fece infuriare l'imperatore Ludovico II che aveva sostenuto l'elezione di Niccolò contro gli altri candidati. Con la moglie ed un discreto esercito scese a Roma per difendere i diritti del fratello di fronte all'ingrato pontefice.
Questi non si fece trovare ad accoglierlo ed organizzò Roma con cerimonie funebri ed i simboli del lutto.
I soldati al seguito dell'imperatore assalirono le processioni, malmenando chierici e laici, per costringere il Papa a ricevere Ludovico. Ma Niccolò si nascose, lasciando il Laterano e rifugiandosi in San Pietro. L'imperatore intanto si ammalò misteriosamente e temendo una punizione celeste cercò, grazie all'imperatrice Engelberga, una riconciliazione col pontefice. L'accordo fu ritrovato, ma a spese di Lotario, che doveva riprendersi la moglie Teutberga. Costei inviò preghiere al Papa perché recedesse dalla decisione, in quanto il matrimonio era fallito e le era diventata impossibile la vita a corte. Niccolò restò irremovibile sulla questione fino alla morte, avvenuta il 13 novembre dell'897.

Alla notizia della morte del Papa, Lotario riprese a vivere apertamente con la sua amata Gualdrada e con i loro figli, ripromettendosi di sanare la situazione col successivo pontefice.
Fu eletto Papa Adriano II, un anziano cardinale romano, già candidato al papato in precedenti occasioni.
Questo non aveva la tempra di Niccolò e tolse la scomunica a Gualdrada, a condizione che Lotario ponesse fine alla relazione con lei.

Quando Adriano II fu colpito da un grave lutto - sua figlia e sua moglie furono rapite ed uccise - Lotario venne in Italia per approfittare della sua situazione di debolezza ed ottenere dal Papa l'agognato annullamento del matrimonio. Si incontrarono a Montecassino nel luglio dell'868, presente anche il fratello Ludovico II impegnato in Puglia nella guerra contro i Saraceni di Bari. Il colloquio non sortì le concessioni sperate ma solo vaghe promesse di riesaminare la questione: Lotario ripartì afflitto e depresso. Giunto sulle rive del Po, nei pressi di Piacenza, l'8 agosto morì improvvisamente, forse d'infarto. Aveva poco più di quaranta anni

L'amata Gualdrada e l'odiata Teutberga finirono i loro giorni in convento, i tre figli furono separati ed accolti presso le corti di zii diversi. Anche il suo regno fu smembrato e diviso tra quello Franco e quello Tedesco.

C'era una volta un Re che morì per amore.

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