indice rubriche

a cura di Claudio Tescari

home

Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato?

Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini.

torna all'indice

IL PROCESSO A PAPA FORMOSO

Tra gli oltre duecento pontefici romani, i cui ritratti adornano la Basilica di San Paolo, ce n’è stato uno di nome Formoso (in latino significa bello), primo ed unico con questo nome. La sua carriera ecclesiastica fu favorita dall’essere uno dei pochi a Roma che oltre a saper leggere, sapeva anche scrivere, abilità che nel IX secolo era circoscritta a poche decine di persone in città. Il pontefice Giovanni VIII lo inviò in Bulgaria, dove Formoso convertì e battezzò decine di migliaia di Bulgari. Al ritorno fu nominato vescovo di Porto (l’attuale Fiumicino). Formoso faceva parte di una fazione romana che fu posta al bando dal papa Giovanni VIII: nobili ed ecclesiastici si videro costretti a lasciare la città; Formoso ne seguì la sorte, ne condivise l’esilio a Spoleto e giurò solennemente di non mettere mai più piede a Roma. Era l’anno 876. Il papa Marino I riabilitò Formoso, lo sciolse dal giuramento e lo reintegrò nel vescovato di Porto. Altri due papi regnarono, Adriano III e Stefano V, mentre in Italia imperversavano i Saraceni e il Duca Guido di Spoleto minacciava il papa, pretendendo di farsi incoronare imperatore. Infine, la cerimonia fu celebrata da Stefano V nel febbraio dell’anno 891. Quando nello stesso anno il papa morì, la fazione filo germanica riuscì a far eleggere Formoso –già ultrasettantenne- al trono pontificio, buggerandosene della norma ecclesiastica che proibiva lo spostamento dei vescovi da una diocesi all’altra e quindi anche da Porto a Roma. Per difendersi dallo strapotere di Guido di Spoleto, papa Formoso offrì segretamente la corona imperiale ad Arnolfo di Corinzia, del ramo germanico dei carolingi ma, per intanto, fu costretto a confermare Guido imperatore e ad associarne al trono il figlio Lamberto a Ravenna nel 892. Quando Guido di Spoleto morì, ancora una volta Formoso mandò ambasciatori ad Arnolfo, ma la cosa non rimase segreta e gli “spoletini”, il quindicenne Lamberto e sua madre Agiltrude, energica figlia del longobardo Adelchi, duca di Benevento, questa scorrettezza di Formoso se la legarono al dito. Finalmente Arnolfo si decise a partire (era l’autunno del 895) e giunse a Roma a fine gennaio dove la fazione spoletina presidiava le mura e gli chiuse le porte in faccia. Arnolfo prese d’assalto porta San Pancrazio, espugnò la città Leonina e liberò Formoso che era rinchiuso a Castel Sant’Angelo (all’epoca ancora Mole Adriana). Verso la fine di febbraio del 896 si giunse all’incoronazione. Appena due settimane dopo, Arnolfo partì da Roma per assalire Spoleto ma, strada facendo, lo colse una paralisi (ictus?) che costrinse tutti ad un mesto rientro in Germania. Per l’età avanzata o per la paura delle ritorsioni oppure per veleno, Formoso morì il 14 aprile di quel 896. Gli succedette Bonifacio VI, un fantoccio nelle mani di Agiltrude, che però morì di podagra dopo dieci o quindici giorni, stabilendo il primato del più breve pontificato della storia. Seguì l’elezione di Stefano VI, già vescovo di Anagni per investitura dello stesso Formoso, legato alla fazione degli spoletini a tal punto da consentire la celebrazione di un processo contro il papa morto. Il papa convocò un sinodo di vescovi ed altri ecclesiastici, probabilmente a San Giovanni in Laterano, nel dicembre 896 o nel febbraio 897, ma quel che è certo è che fece riesumare il cadavere di papa Formoso, morto da otto-dieci mesi, lo fece rivestire degli abiti pontificali e porre sul trono per sottoporlo ad un processo che in base al diritto germanico dell’epoca poteva essere celebrato contro un morto.Le accuse rivolte alle spoglie di Formoso furono di violazioni al diritto canonico, ma la vera ragione era vendicare l’affronto di aver incoronato imperatore Arnolfo, spodestando dalla carica il giovane Lamberto di Spoleto. Al cadavere fu affiancato un diacono che rispondesse per il defunto, una sorta di difensore d’ufficio e l’incarico di accusatore fu affidato al diacono Sergio (probabilmente lo stesso che dopo pochi anni diverrà papa Sergio III) uno dei più accaniti avversari di Formoso da vivo.

Il “difensore” di Formoso confessò le colpe del suo assistito; talché si giunse alla condanna: il “colpevole” fu scomunicato, fu annullata l’elezione a papa, fu spogliato degli abiti pontifici e gli furono tagliate le tre dita della mano destra con cui si impartisce la benedizione, fu ricondotto allo stato di laico, furono azzerate tutte le consacrazioni sacerdotali e vescovili celebrate da Formoso (anche quella di Stefano a vescovo, per porre al riparo la sua elezione a papa) e fu stabilito che la salma non avrebbe potuto riposare accanto agli altri pontefici in San Pietro. Si dispose per la sepoltura in terra non consacrata, ma una folla di popolo trascinò i poveri resti in giro per la città per gettarli infine nel Tevere. Questo è passato alla storia come il Sinodo del cadavere. Ma la cronaca non finisce qui. Pochi giorni dopo, crollò il tetto della Basilica di San Giovanni, già danneggiato nell’894 da un forte terremoto, con epicentro al confine tra il Sannio e la Puglia. Tale evento fu superstiziosamente interpretato come un segno divino di condanna dell’orrendo processo: il clero ed il popolo andarono a ripescare i resti di Formoso che si erano arenati prima del delta tiberino, ricoverandoli in una chiesetta campestre. Cominciarono a circolare dicerie sui miracoli che Formoso da vivo e da morto aveva compiuto e l’avversione verso Stefano VI montò, alimentata dal clero che si era trovato sconsacrato a causa del processo. I “Formosiani, aizzarono la sommossa popolare fino a giungere, in luglio, alla cattura del papa Stefano VI, che fu gettato in un carcere e strangolato prima della fine dell’estate. Seguì l’elezione di Romano, anch’egli primo ed unico papa con questo nome, sostenuto dalla fazione “tedesca”, il quale provvide a condannare la condotta di Stefano VI ma certo fece un qualche passo falso, perché regnò quattro mesi scarsi ed a novembre fu deposto e confinato in un monastero per essere sostituito dal papa Teodoro II, imposto anche lui dai nobili romani filo germanici. Regnò solo venti giorni nel dicembre del 897 e fece solo in tempo a tumulare con tutti gli onori la salma martoriata di Formoso, nuovamente nella sua tomba nell’atrio della Basilica di San Pietro. Il nuovo papa fu Giovanni IX, elevato al trono a gennaio del 898, convocò prontamente un concilio in San Pietro durante il quale azzerò e fece bruciare gli atti del Sinodo del cadavere, concesse il perdono agli ecclesiastici che -avendovi partecipato- lo avevano implorato strisciando ai suoi piedi, affermò che l’incoronazione di Arnolfo era stata carpita a Formoso con l’inganno e confermò nella carica imperiale Lamberto di Spoleto. Un’abile mossa diplomatica, visto che Arnolfo era paralizzato e non poteva più né aiutare, né nuocere, e che acquietava Agiltrude, l’energica madre di Lamberto. Tutto a posto? Macché! Il destino rimescolava ancora una volta le carte: Lamberto morì il 15 ottobre 898 a Magenta, durante la caccia, per una caduta da cavallo e nel mese di novembre Arnolfo si spense in Corinzia. Ancora per alcuni secoli, nuovi aspiranti alla corona imperiale si sarebbero fatti avanti per farsi incoronare in San Pietro.

torna all'indice