| a cura di Claudio Tescari | ![]() |
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Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato? Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini. |
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IL FEGATO DI PIACENZA
Gli esseri umani, sin dalla comparsa sulla terra, sono stati angosciati dalla precarietà dell'esistenza e dall'impossibilità di determinare il loro futuro. L'identificazione dei fenomeni naturali con una serie di divinità è stata una reazione alle loro paure; un'altra risposta è stata l'elaborazione del concetto di “ destino ”, che svincolava il singolo dalla responsabilità di preordinare la propria esistenza. Ma l'esigenza di conoscere gli eventi a venire ha condotto all'elaborazione di scienze divinatorie, di cui alcune quali l'astrologia, la chiromanzia, la cartomanzia, eccetera, godono tuttora di grande successo. I popoli dell'antichità affidarono le previsioni a degli specialisti, individui forniti di doti particolari come le Sibille o gli indovini ed a gruppi sociali dediti allo studio ed al sacerdozio, come la tribù dei Magi in Persia e la tribù dei Leviti in Giudea. A Roma le predizioni erano affidate agli Auguri , che traevano gli auspici dall'osservazione del volo degli uccelli o dal comportamento delle galline. I Romani adottarono anche una forma di divinazione mutuata dagli Etruschi, denominata Aruspicina . L' Aruspice era ritenuto capace di interpretare la volontà degli Dei tramite l'osservazione delle viscere degli animali sacrificati alle divinità del vasto pantheon greco-etrusco-romano. Poiché la maggior parte delle vittime sacrificali erano delle pecore, l'osservazione degli Aruspici si concentrava sul fegato di questo ovino. Nel 1877, in un campo che stava arando, un contadino di un comune nel circondario di Piacenza, rinvenne un oggetto di bronzo di foggia strana. Era lungo 16 centimetri ed aveva delle protuberanze di forme diverse, con delle lettere incise in ciascuno dei quaranta settori nei quali era suddiviso.
Da ultimo, si segnala che la parola “fegato” è l'unica a non consentire la rima con altre nella lingua italiana. Infatti, non deriva dal latino (dove fegato si dice iecur ) bensì dal modo che avevano di cucinarlo gli antichi italici: con i fichi. La pietanza veniva identificata come iecur ficatus che con il tempo divenne soltanto il ficatus e, quindi, l'attuale fegato. |