FANCIULLI ALLA CROCIATA
La fede religiosa rappresenta una forza interiore con la quale contrastare le avversità della vita. Nel Medioevo, le forme di religiosità affiancavano la fede nel sostenere i Cristiani travolti da una lunga serie di sventure: fame, malattie, elevata mortalità infantile, soprusi delle classi dirigenti, miserie materiali e morali che si potevano sopportare solo rifugiandosi nelle pratiche religiose e nella speranza di misericordiosi interventi divini.
Eremiti e maghi, santi e veggenti, monaci e laici di volta in volta hanno raccolto e trascinato masse di esseri miserabili che inseguivano le speranze di una vita migliore, sulla terra e nell'aldilà. Anche le Crociate non sarebbero potute avvenire solamente con la partecipazione di nobili e di Re, se questi non fossero stati accompagnati e sostenuti da contadini ed artigiani in armi. Le crociate ebbero tutte un largo consenso di popolo e fu più il popolo a volerle che i loro Re e Duchi.
Tra la 4^ e la 5^ crociata, nell'anno 1212, avvennero due episodi simili in Germania ed in Francia, che i cronisti dell'epoca ci hanno descritti e gli studiosi hanno definite le crociate dei bambini . Nella città di Colonia, in primavera, un dodicenne di nome Nikolaus affermava che un angelo del Signore gli era apparso per sollecitarlo a raccogliere il popolo dei fedeli e con questi marciare alla riconquista della Terra Santa. Il mare si sarebbe aperto dinanzi a loro ed avrebbero raggiunto Gerusalemme “ con i piedi asciutti ”.
Il fervore della sua predicazione affascinò molti suoi coetanei, fanciulli e fanciulle, ma anche numerosi adulti che vollero credere e partecipare a questa santa impresa. Guidati da Nikolaus, cantando inni e canzoni popolari, circa diecimila persone si mossero verso sud con una marcia estenuante che li portò dalla Renania alla Baviera, dal Tirolo al passo del Brennero, dal Veneto alla Liguria. Annota il cronista genovese Ogerio Pane che, il 25 agosto 1212, “ entrò nella città di Genova un fanciullo teutonico di nome Nicolao a cagione di peregrinazione con esso una moltitudine grandissima di pellegrini che portavano croci, bordoni e scarselle, oltre settemila tra uomini e donne e fanciulli e fanciulle di quel numero rimasero in Genova” .
Però il mare, che quasi tutti loro non avevano mai visto, non si aprì nonostante le preghiere e le implorazioni. A poco a poco, molti si scoraggiarono e mestamente presero la via del ritorno, mentre una minoranza tentò una diversa soluzione: cercare un passaggio per la Terra Santa nel porto di Brindisi. Una nuova marcia estenuante li condusse in pochi mesi prima a Roma, poi alla città pugliese, ma la stagione troppo avanzata per navigare oltremare, la mancanza di denaro per pagare il nolo delle navi e le parole del Vescovo di Brindisi dissuasero dall'impresa anche gli ultimi irriducibili. Sopraggiunse poi la morte del giovane Nikolaus, per motivi non riportati nelle cronache, con il conseguente scioglimento dei suoi adepti, ai quali non rimase che un miserevole viaggio di ritorno in Germania.
Ma le popolazioni che avevano sostenuto i fanciulli crociati nel loro viaggio di andata, ben poco dettero ai fanciulli mendicanti diretti a nord, per cui molti morirono di fame e di stenti e soltanto alcuni riuscirono a tornare alle loro case. Contemporaneamente, nel mese di maggio del 1212, un pastore adolescente chiamato Stefano (Etienne in francese) del villaggio di Cloyes, località vicina a Vendome nell'Orleans, affermò che Cristo gli era apparso mentre portava il gregge al pascolo.
Gesù gli aveva ordinato di radunare i suoi fedeli e condurli alla crociata. Inoltre, gli aveva consegnato una lettera per il Re di Francia.
Il pastorello riuscì ad entrare in contatto col sovrano Filippo II Augusto, che era stato crociato vent'anni prima, e gli consegnò la santa lettera. Il Re cercò prima di dissuadere il giovane Stefano dall'iniziare una tale impresa, quindi gli ordinò di tornarsene al suo villaggio.
Però Etienne disobbedì al suo Re e cominciò a predicare davanti all'Abbazia di Saint Denis. Anch'egli affermava che il mare si sarebbe aperto davanti a loro come avvenne per gli Ebrei guidati da Mosé. Era talmente infervorato e pieno di fede che riuscì a radunare un seguito di circa trentamila persone, tra i quali molti erano fanciulli e ragazze. Il Re Filippo II impose a questa folla di disperdersi e di tornare alle loro case, riuscendo in parte a farsi ubbidire: solo i più giovani non desistettero e si misero in marcia verso Marsiglia. Alla fine del lungo viaggio giunsero al mare ed attesero alcuni giorni accampati nel porto che le acque si ritirassero per ripartire verso la Terra Santa.
Ben presto svanì la credibilità del giovane Stefano e tanti si avviarono verso un mesto ritorno. Alcune centinaia invece furono imbarcati su sette navi messe a disposizione da due mercanti marsigliesi e partirono per la loro crociata. Due navi furono affondate da una tempesta al largo dell'isola di San Pietro, sulla costa sud occidentale della Sardegna ed i loro corpi furono seppelliti in fosse comuni. In loro ricordo fu eretta una chiesa a Sant'Antioco, intitolata appunto ai Nuovi Innocenti. Per gli altri il destino fu altrettanto duro: vennero sbarcati in Africa settentrionale e venduti schiavi ai Saraceni.
La perdita delle due navi affondate fu più volte ripagata agli armatori marsigliesi dal ricavato di quest'infame commercio.
Gli storici contemporanei sono molto dubbiosi sulla piena veridicità delle cronache che riportano questi avvenimenti.
Un tentativo di promuovere una crociata certamente fu fatto da gruppi di giovani, ma la similitudine delle vicende lascia sospettare che di una sola vicenda siano state tratte due storie, al limite della leggenda.
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