indice rubriche

a cura di Claudio Tescari

home

Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato?

Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini.

torna all'indice

GLI ESSENI

La religione ebraica non ha strutture assimilabili a quelle cristiane, ma nella sua lunga storia, accanto alla tradizione rabbinica, ha visto nascere forme di religiosità e modi di vivere che si organizzavano come le Regole degli Ordini monastici, che lo storico Flavio Giuseppe -vissuto nel I secolo d.C. - definisce Sette filosofiche: i Farisei, i Sadducei e gli Esseni.
Dai Vangeli ci sono note le convinzioni ed i comportamenti dei Farisei, quale l’osservanza scrupolosa della Legge Mosaica, l’amore fraterno e la concordia tra loro; credevano nell’immortalità dell’anima, nella reincarnazione dei buoni e nell’eterna punizione dei malvagi. Per i Sadducei, meno noti, l’anima non è immortale, il male dipende solo dalla volontà dei singoli, non dal destino e tanto meno dalla volontà di Dio ed i loro rapporti - nella comunità e con gli altri ebrei – risultavano aspri o addirittura rudi. La “regola” della setta degli Esseni fu ritrovata nei manoscritti del Mar Morto, scoperti alla metà del secolo scorso e confermava quanto affermato da Flavio Giuseppe ne “La guerra giudaica”, dove si di-lungava per diversi paragrafi su tale gruppo religioso, sorto qualche secolo prima di Gesù ed ispiratore di altri movimenti politico-religiosi a Lui contemporanei. Gli Esseni vestivano rigorosamente di bianco, facevano vita comunitaria e la maggior parte praticava il celibato, ma adottavano i figli altrui quando erano in età “scolare”, per avviarli allo studio della Sacra Scrittura e dei principi della loro setta. Ciascun adepto metteva il proprio patrimonio in comune e continuava a praticare per la comunità il lavoro di cui era esperto. Gli amministratori ed i responsabili dei vari incarichi venivano democraticamente eletti da tutti i membri. L’ospitalità della comunità verso Esseni di altre città era totale e fraterna ed eleggevano un “curatore degli stranieri” che provvedeva alle vesti ed al mantenimento dell’ospite (peraltro, portavano i medesimi abiti e le calzature fino a consumarli completamente). Le pratiche religiose iniziavano al risveglio, prima dell’alba, con preghiere che terminavano al levar del sole. Dopo cinque ore di lavoro, si purificavano lavandosi con acqua fredda e cingendosi i fianchi con una fascia di lino bianco prima di accostarsi alla mensa, dove attendevano in silenzio il pane e un’unica pietanza distri-buita dal cuciniere. Il sacerdote pronunciava preghiere prima dell’inizio ed alla fine del pasto, quindi gli Esseni riponevano con cura la “veste” da pranzo e ripresi gli abiti tornavano al lavoro fino a sera. La cena seguiva lo stesso rituale; non avevano l’obbligo del silenzio, ma durante i loro pasti conversavano pacatamente tra loro e con gli eventuali ospiti, senza mai eccedere nel mangiare e nel bere. Erano molto ligi alle disposizioni dei superiori da loro eletti e potevano agire liberamente solo nell’assistenza e nell’elargizione di elemosine ai poveri. Studiavano le proprietà delle pietre e delle erbe a fini curativi. L’ammissione alla setta era preceduta da un anno di prova, in cui il nuovo adepto era chiamato ad osservare le regole comunitarie. Se dimostrava di saper seguire con costanza lo stile di vita, per altri due anni era messa alla prova la fermezza del carattere e solo alla fine del triennio pronunciava i giuramenti di fede religiosa, di osservanza delle regole interne - compreso il segreto sul funzionamento della setta-, nonché l’impegno ad ubbidire alle autorità interne ed a quelle dello stato Giudaico. Giuravano an-che di non trarre vantaggio personale da posizioni di potere all’interno o all’esterno della setta, di aiutare i giusti e di combattere l’ingiustizia. Tale impegno fu onorato dagli Esseni durante la guerra contro la dominazione romana e per questo venivano confusi con gli Zeloti, ebrei “partigiani” che furono il nucleo della resistenza contro le legioni del futuro imperatore Tito. Sempre Flavio Giuseppe indica gli Esseni come particolarmente longevi, grazie alla vita semplice e regolata. Aggiunge che disprezzano i pericoli e vincono i dolori in forza della ragione e della fede nell’immortalità dell’anima, che per i giusti trova riposta in un luogo ameno in riva all’oceano, mentre per le anime dei malvagi sono previsti eterni supplizi in antri bui e tempestosi. Narra inoltre che alle torture dei romani gli Esseni non si piegavano, non inveivano contro i carnefici e morivano senza un grido e senza una lacrima.
C’erano poi gli Esseni che non disprezzavano il matrimonio, ma prima della celebrazione “provavano” le spose per tre anni, verificandone la fecondità. Comunque non avevano rapporti che ai soli fini del concepimento, dimostrando in concreto che lo scopo del matrimonio era diretto solo alla procreazione. Dalla setta degli Esseni derivarono altre comunità giudaiche politiche (come gli Zeloti) o religiose, quali gli Ebioniti - dall’ebraico ebionim, “gli umili”, “i poveri” - ed i Nazareni, da nazir “il separato”, persone che pronunciavano voti perenni o temporanei di castità, povertà e si lasciavano crescere barba e capelli, limitandosi ad una dieta vegetariana.
Gesù stesso fu definito il Nazareno non per la Sua provenienza da Nazareth, ma per l’osservanza dello stile di vita riconducibile a quel voto, che non si discostava poi molto dal rigore personale degli Esseni

torna all'indice