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a cura di Claudio Tescari

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Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato?

Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini.

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DONNE PIRATA

 

La storia della pirateria quasi coincide con quella della navigazione.Agli inizi, il commercio e la pirateria furono esercitati dalle stesse persone, a seconda delle convenienze. Pirati furono i Fenici, i Greci e gli Etruschi (anche detti Tirreni, da cui il nome del mare). Quando questi popoli iniziarono a creare ciascuno le proprie colonie oltremare, si trasformarono in spietati nemici dei pirati. Nel mondo antico, divenne proverbiale la fama dei pirati della Cilicia, regno sulla costa meridionale dell’attuale Turchia. Le loro flotte erano una vera potenza navale che per lungo tempo dette filo da torcere anche a Roma. Solo una dispendiosa e massiccia campagna militare condotta da Pompeo riuscì a debellare il fenomeno, ma non ad estirpare per sempre la pirateria dal Mediterraneo. Nell’alto Medioevo, tristemente famose furono le scorrerie dei pirati danesi, poi conosciuti con i nomi di Vichinghi, di Normanni e di Russi (rus significa “rematore”). Infatti, la risalita dei fiumi dal mar Baltico condusse i Vichinghi, di conquista in conquista, nelle steppe russe e fino al mar Nero. Intanto, nel Mediterraneo imperversarono, dal X al XVII secolo, i Saraceni o i pirati Barbareschi Anche le nostre Repubbliche marinare non disdegnarono le azioni piratesche, di preferenza fatte passare per guerre preventive. Ma il periodo epico della pirateria, nell’immaginario collettivo, è quello che dalla fine del Cinquecento arriva agli inizi dell’Ottocento ed ha per teatro i Caraibi ed i mari del Sud. Sir Francis Drake, corsaro di Sua Maestà la regina Elisabetta I, Sir Henry Morgan, Capitan Kidd, lo spietato Barbanera, al secolo Edward Teach, sono personaggi storici oggetto di studio e protagonisti di storie romanzate e di film di successo. Ma vi furono donne pirata? Certo, ma solo di alcune si conoscono i nomi e le gesta. Tra le più note vi sono Anne Bonny e Mary Read. La prima era moglie di un marinaio, ma ebbe la sventura di innamorarsi di John Rackam, il pirata detto Calico Jack, il quale la convinse a lasciare il marito e ad unirsi a lui. Vestita da uomo, Anne entrò a far parte dell’equipaggio come un qualunque marinaio. Quando Mary Read si unì al gruppo travestita da ragazzo, fu oggetto di una corte spietata da parte di Anne. Si dovette giungere ad un chiarimento tra le due donne, di cui fu messo a parte il solo Calico Jack. Il 22 agosto 1720, Rackam, la Bonny, la Read ed altri otto pirati rubarono un vascello monoalbero nel porto di Nassau, nelle isole Bahamas e presero il mare. Calico Jack attaccò sette pescherecci nelle acque delle Bahamas, quindi si diresse a sud dove, il 1° di ottobre depredò due mercantili a largo di Hispaniola (oggi l’isola di Haiti e Santo Domingo) ed a metà ottobre assaltò una goletta vicino a Port Maria, nella costa settentrionale della Giamaica. Le due donne parteciparono attivamente agli attacchi, armate di pistole e di coltellacci (machete), sempre in abiti maschili e furono anche le più decise a resistere al momento della cattura. I pirati si trovavano alla punta occidentale di Giamaica,quando spararono accidentalmente un colpo di cannone che attrasse l’attenzione del Capitano Jonathan Barnet, a bordo di uno sloop armato proprio per intercettare le navi pirata. Calico Jack fece immediatamente prendere il largo alla sua nave, inferiore per stazza, velatura ed armamento a quella di Barnet, che si era gettato all’inseguimento. Dopo diverse ore, verso le dieci di sera, la nave pirata fu raggiunta; qualcuno a bordo sparò una cannonata contro gli inseguitori che risposero con una bordata, che abbattè il boma e rese inservibile la velatura del vascello dei pirati. Non rimaneva che arrendersi. Ma le due donne, armi in pugno, continuavano ad urlare e ad imprecare, incitando i loro compagni a combattere. Alla fine si arresero. I pirati furono sbarcati e condotti nella prigione di Spanish Town dove il 16 novembre 1720 Rackam e gli altri pirati maschi furono processati e condannati all’impiccagione: cinque furono giustiziati il giorno seguente e gli altri dopo due giorni, giacché fu deciso che l’esecuzione avesse luogo a Kingston. Il successivo 28 novembre, si riunì il tribunale dell’Ammiragliato inglese in Giamaica per il processo alle due donne. I testimoni confermarono le accuse ad esse rivolte e la parte attiva da loro svolta negli atti di pirateria. La condanna a morte fu inevitabile. Solo allora Anne e Mary rivelarono alla Corte di essere incinte e, dopo una visita medica, ottennero la sospensione della pena. Comunque furono custodite in prigione in attesa del parto, ma Mary Read vi contrasse una febbre tropicale che la uccise. Fu sepolta il 28 aprile 1721. Di Anne Bonny e del suo bambino non si sa nulla, ma proprio per la mancanza di documenti sull’esecuzione, è probabile che sia sfuggita alla forca. Altre donne sono state ottimi marinai –in incognito- sulle navi commerciali e da guerra: Mary Anne Talbot (nata nel 1778), Hannah Snell (primo imbarco nel 1745), Mary Anne Arnold (il miglior marinaio della nave Robert Small la definì il suo Capitano) e Marianne Rebecca Johnson per quattro anni sulla “carboniera” Mayflower, senza essere scoperta.
Lunga e pittoresca fu la vita di Grace O’Malley (1530 – 1603) una irlandese figlia di un capo clan che deteneva una flottiglia di imbarcazioni con le quali praticava la pesca, il commercio e –occasionalmente- faceva scorrerie. Quando rimase vedova del primo marito, appena ventenne prese il comando della flotta paterna, con la quale attaccava i mercantili di passaggio o faceva spedizioni punitive contro i porti irlandesi controllati da altri clan o dai governatori inglesi. Solo grazie al colloquio ottenuto nel settembre 1593 con la regina Elisabetta I, Grace O’Malley pose fine alla sua attività di comandante pirata, rimanendo fedele alla parola data alla sovrana fino alla sua morte. E’ tuttora ricordata in Irlanda come un’eroina della lotta contro la dominazione inglese.


Ma il personaggio più stupefacente è stata Cheng I Sao “la moglie di Cheng I”, una Cantonese che alla morte –nel 1807- del marito pirata, assunse il comando di una numerosa flotta che imperversava nel Mar Cinese meridionale. Nel 1809, tale flotta contava 200 giunche oceaniche, ognuna con venti-trenta cannoni e fino a 400 uomini, circa 700 imbarcazioni costiere da 12 - 20 cannoni ed equipaggi fino a 200 pirati, più decine di giunche fluviali con alcune decine di uomini. Le autorità cinesi tentarono più volte di stroncare l’attività di questi pirati, ma furono sempre sconfitte: alla fine del 1808, la marina Imperiale aveva perso sessantatre navi. Solo con l’appoggio delle navi da guerra inglesi e portoghesi, i governanti cinesi ridussero la potenza della signora Cheng I Sao ed aprirono con lei delle trattative: fu concordata un’amnistia in cambio della consegna delle navi e delle armi, consentendo ai pirati di conservare il bottino. Su questa base l’accordo ebbe successo. Il 20 aprile 1810 oltre diciassettemila pirati deposero le armi e furono consegnate 226 giunche. La signora si ritirò a Canton e vi morì nel 1844 a sessantanove anni.
Era stata per tre anni alla guida della più grande comunità di pirati della storia.

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