| a cura di Claudio Tescari | ![]() |
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Quanto sono lontane le donne e gli uomini del passato? Fatti, personaggi e curiosità che ce li fanno sentire vicini. |
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LA BATTAGLIA
DI SANTA MARIA MAGGIORE
Se i giornali fossero stati inventati già in antico, avremmo potuto trovare in edicola questa tragica notizia: Assalto alla basilica Liberiana: 137 mortiLa comunità dei cristiani rimane divisa sulla scelta del nuovo Vescovo di RomaEra il 26 ottobre dell'anno 366 e la città era sconvolta dagli scontri tra due fazioni di cristiani. Il precedente 24 settembre era morto papa Liberio, quello che fondò sull'Esquilino la prima chiesa in Roma dedicata alla Madre di Dio. In quel luogo, secondo la leggenda, la notte tra il 4 ed il 5 di agosto era nevicato, come preannunciato dalla Vergine Maria apparsa in sogno al patrizio Giovanni, a sua moglie ed allo stesso Papa Liberio, talché la chiesa venne chiamata Santa Maria " ad nives" ed è oggi la Basilica di Santa Maria Maggiore. Il contrasto per la scelta del successore verteva sul perdono da accordare (o meno) agli eretici pentiti ed ai seguaci dell'antipapa Felice II. Gli oltranzisti -chiamiamoli così- si riunirono a Santa Maria in Trastevere e proclamarono papa il diacono Ursino, prontamente consacrato dal vescovo di Tivoli. Intanto, la maggior parte del clero e del popolo, in San Lorenzo in Lucina, eleggeva papa il patrizio Damaso, d'origine spagnola, il quale era intenzionato a tenere unita la Chiesa anche accogliendo coloro che avevano appoggiato l'antipapa Felice II, fautore dell'eresia ariana. Damaso fu consacrato pontefice il 1° di ottobre, dal vescovo di Ostia nella basilica Laterana, secondo i canoni ecclesiastici allora vigenti. Nei tre giorni seguenti si verificarono alcuni scontri tra le due fazioni, con morti e feriti tra entrambe le parti. Il prefetto di Roma, Vivenzio, non intervenne per placare i disordini, bensì se ne andò nella sua villa suburbana in attesa di vedere quale piega avrebbero preso gli eventi. In una Roma ancora in buona parte non convertita, la maggioranza dei cristiani si schierò con Damaso, sicché Vivenzio tornò dalla campagna per scacciare dalla città Ursino ed i suoi seguaci. Costoro si rifiutarono di lasciare l'Urbe e si arroccarono all'interno della Basilica dell'Esquilino. Il 26 ottobre, i sostenitori di Damaso le diedero l'assalto e poiché il prefetto non aveva interposto i vigili per impedire lo scontro, riuscirono a penetrare nella Chiesa e fecero strage degli Ursiniani: lo storico pagano Ammiano Marcellino ci riferisce di 137 morti rinvenuti all'interno della Chiesa, tralasciando i feriti, che non furono pochi. I superstiti, furono scacciati dalla città, ma non si dettero per vinti. L'anno successivo, Ursino che non rinunciò mai alle sue pretese, rientrò a Roma ove ripresero le sommosse. L'imperatore Valentiniano I si vide costretto ad esiliarlo in Gallia, dalla quale in breve tornò per risiedere a Milano (che formalmente era nella Gallia cisalpina!). Da questa sede, sulla base di false testimonianze, lanciò pesanti accuse contro Damaso, che fu sottoposto ad un processo davanti al tribunale imperiale, dal quale fu assolto nel 372; conseguentemente lo scismatico Ursino fu nuovamente esiliato e dovette stabilirsi a Colonia. Il pontificato di Damaso durò fino al 384 e fu uno dei più importanti, sia per l'affermazione della supremazia del vescovo di Roma, la lotta alle eresie, la definizione di dogmi come quello sulla divinità dello Spirito Santo, ma anche per l'opera di cristianizzazione e l'attività edilizia in Roma, compresa la sistemazione dei sepolcri di numerosi Santi martiri nelle catacombe. Purtroppo tutto questo iniziò con un bagno di sangue, di cui Damaso non fu responsabile ma anch'egli -in un certo senso- una vittima.
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