
Ma si, lasciatemi parlare, sfogare, è una mia precisa opinione; se a qualcuno non sta bene che mi scriva, mi quereli, anzi mi prenda a bastonate, tanto io reagisco, mi difendo e il mio aguzzino avrà un'attenuante, anzi gli dò anche un suggerimento: prima di massacrarmi si ubriachi, è un'attenuante in più per lui.
Ebbene si, sono proprio inc…to! Sto scrivendo questo articolo nel più profondo rispetto per la famiglia Reggiani-Gumiero, che oltre il dolore e il danno subìto, deve subire anche la beffa di una sentenza che definirla ridicola è un onore.
Vedete, cari lettori/ci, io non sono un magistrato, un giudice, un avvocato, quindi sono ignorante in materia, anzi sono proprio ignorante in tutto, ma ho un pregio: dico sempre quello che penso nella più ampia umiltà e so chiedere scusa se sbaglio; ciò che dovrebbero fare coloro che hanno emesso questa ignobile sentenza, anzi si dovrebbero inginocchiare di fronte a questa famiglia, non fosse altro che per un motivo, quello di aver ucciso la compianta signora Reggiani per la seconda volta.
Quando accadde il tragico fatto di sangue scrissi un articolo che qualcuno definì molto duro, dove il titolo era: “Ancora un fatto di sangue per mano di un criminale rumeno”(articolo che potete leggere su questo sito). Paventarono che ero razzista.
Io non sono assolutamente razzista, per me tutti hanno il diritto di vivere, di emigrare, ma nel pieno rispetto delle leggi e delle regole della civiltà; nessuno si può arrogare il diritto di uccidere, di qualsiasi paese esso sia, italiani per primi.
Questa è la sentenza:
“La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto commesso in danno ad una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi”.
Avete letto bene, vi siete resi conto? Ricomincio ad esprimere la mia opinione in piena libertà in base all'articolo 21 della Costituzione che recita «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. . . »
Poverino quel criminale, era ubriaco, non capiva cosa stava facendo, l'ha solo parzialmente spogliata e palpata; e poi, se lei non reagiva, forse non finiva così.
Ma si è difesa con fierezza!
Si, però e morta!
Ma vergognatevi!
Poi si risentono quando i cittadini dichiarano di non aver fiducia nelle istituzioni e nella magistratura, ma dove sta la sicurezza dei cittadini, dove sta la certezza della pena, dove sta la giustizia, dove?
L'allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, disse: “la modernità e la civiltà di un Paese si misurano in modo precipuo dal suo sistema giudiziario e dalla capacità di questo di dare risposte adeguate e tempestive alla richiesta e al bisogno di giustizia dei cittadini”.
Però, ogni qualvolta ci sono le elezioni, tutti si riempiono le loro candide bocche di paroloni, sicurezza dei cittadini, giustizia, potenziamento dell'organico delle forze dell'ordine, poi puntualmente una volta eletti, di qualsiasi colore essi siano, seduti su quelle comode poltrone, contrariamente a quanto promesso, tagliano proprio i fondi a causa del deficit dello Stato, accusando i predecessori di aver sperperato e lasciato buchi economici che soltanto loro conoscono ed, al verificarsi di tali situazioni, come una sentenza sconcertante e vergognosa, tutti i “signori” politici tacciono, alimentando quel clima di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni tutte.
Concludo dicendovi questo: il mio non è falso moralismo o retorica giornalistica, sono consapevole che anche una sentenza di ergastolo non avrebbe riportato in vita la signora Reggiani, ma almeno si sarebbe resa giustizia alla sua memoria e rispetto ai suoi cari familiari.
Silvano De Angeli