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Ogni anno centinaia di donne in Italia festeggiano l’8 marzo: cene, mimose, spogliarelli arditi che, nella vita di tutti i giorni, appaiono sconvenienti. L’immagine è alquanto imbarazzante per una categoria che dovrebbe festeggiare quotidianamente le sue infinite qualità, ma forse un giorno del genere, più che per un ricco business, dovrebbe servire a farci fermare un attimo a riflettere sul profilo femminile che assume, di anno in anno, sfaccettature sempre più diverse e particolari, plasmandosi ad una società difficile ed esigente che oggi vede la donna mamma, manager e quant’altro. Nell’universo femminile troviamo figure che sono estremamente forti che sgomitano abilmente in una vita spesso dura, ma cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione su quelle categorie che la società non aiuta. Il Ministero della salute, lo scorso 8 marzo, ha presentato un interessante documento su questo tema “Le donne in Italia tra salute, dipendenza e solitudine: quale prevenzione per i profili ad elevata valenza socio-sanitaria”; dalla conferenza è emerso un dato molto triste, in Italia esiste un gran numero di donne che la società non aiuta, donne che si ammalano o conducono stili di vita a rischio e che sono punite due volte, la prima da un servizio Sanitario che non è attrezzato a rilevare i loro bisogni, la seconda dalla società che agisce con forti pressioni che arrivano all’emarginazione. Un esempio lampante viene dato da coloro che subiscono violenze, un problema spesso ignorato, nascosto a causa di una cultura un po’ retrograda e gretta, ci aspettiamo un aiuto alla sanità. La violenza è anche un problema di sanità pubblica che dovrebbe prevenire un fenomeno tale ed essere all’altezza di curare nella mente e nel corpo le vittime. Si deve creare all’interno del sistema sanitario una maggiore coscienza e conoscenza del problema che porti ad una capacità di ascolto, alla creazione di un modello medico che sia in grado di relazionare patologie come la depressione o malesseri simili agli eventi della vita, a relazioni violente e non ridurle a problemi di tipo biologico. aprile 2006 Alessandra Bocca |