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In un momento storico in cui le donne acquistano una maggiore importanza in molti settori, non possiamo sottovalutare il fatto che la loro presenza in politica sia in netta minoranza rispetto a quella maschile. Da tempo oramai, la donna lotta per una parità che ha duramente conquistato duramente nel corso degli anni; nonostante ciò il mondo della politica sembra ancora non accorgersi, o finge di ignorare le potenzialità che il “sesso debole” potrebbe dimostrare e che effettivamente ha dimostrato di possedere, grazie a poche ma valide rappresentanti, una per tutte il ministro delle pari opportunità, Stefania Prestigiacomo. Il problema è innanzitutto culturale, alcune barriere storiche impediscono che questo progetto si realizzi. Il mio discorso non deve sembrare troppo femminista, sono pienamente convinta dell’enorme potenzialità maschile e riconosco ampiamente le grandi capacità che la classe ha sempre dimostrato di avere, ma sono altrettanto convinta che una maggioranza di quote rosa in parlamento sia necessaria per rappresentare gli italiani (e ovviamente le italiane).
“ Quando si è insediato il Governo Berlusconi, eravamo ancora fermi ad una proposta di modifica dell’articolo 51 della Costituzione che nella passata legislatura non era andato lontano- dice la Prestigiacomo - abbiamo deciso di ripartire da lì puntando a rimuovere in primo luogo l’ostacolo costituzionale che ad ogni affirmative action aveva portato alla incostituzionalità delle leggi elettorali che avevano riservato candidature per le donne”. L’articolo 51 ha subito delle modifiche nel corso di questo governo, ma ha sempre mantenuto il suo criterio di base: garantire alle donne l’accesso ai pubblici uffici e alle assemblee elettive. Le donne hanno diritto a partecipare alla res publica e devono essere agevolate per questo anche grazie ad una serie di interventi focalizzati sul sociale come, la politica degli asili nido, gli interventi di conciliazione famiglia-lavoro, le misure per l’ampliamento della base occupazionale femminile, un mercato del lavoro più flessibile, in questo modo la società italiana si adatterà alle mutate esigenze della donna.”Devono essere poi gli elettori a scegliere i migliori, uomini o donne che siano. Alle ultime politiche le candidate erano il 15%, le elette il 10. Se si da alle donne più possibilità di esserci, sono convinta che gli elettori potranno fare una valutazione più ampia, più completa sulla classe dirigente da mandare a guidare le istituzioni – dice ancora il ministro- questo principio, questo mai più meno del 30% in lista introdotto in vista delle europee, intendo proporlo per tutte le elezioni, dalle circoscrizioni al parlamento nazionale. Stiamo lavorando ad un disegno di legge in questa direzione. Capisco le argomentazioni di chi chiede anche un sostegno economico alle donne candidate, e sono d’accordo. Ma intanto le donne bisogna candidarle”. I diritti delle donne sono pari a quelli dell’uomo e lo conferma anche il Presidente della repubblica Ciampi che appoggia la battaglia delle quote rosa.

marzo 2006

Alessandra Bocca