
Gli argomenti, le problematiche che riguardano noi donne sono davvero numerose, è difficile sceglierne una in particolare da approfondire. L’universo femminile è come un oceano immenso, pieno di sfumature invisibili e a volte è difficile nuotarci ed è facile rischiare di affogare. Personalmente, cerco di trattare alcune tematiche profonde, che tocchino l’anima di ognuna di voi, che possono riguardarvi da vicino o solo interessarvi per curiosità; mi piacerebbe ascoltare i vostri pareri, sapere cosa ne pensate, sentire le vostre proposte, i vostri pensieri, che siano grida o silenzi.
Questo mese scriverò riguardo ai disturbi alimentari, sapevate che tre donne su 10 soffrono di malattie legate al cibo? Non è così semplice parlare di anoressia o bulimia, non sono solo malattie del fisico quanto dell’anima, si perde il controllo di se stesse e di quello che ci circonda, sprofondando in un baratro di digiuno (per l’anoressia) o di strazianti abbuffate (per la bulimia).
Generalmente la donna affetta da questi disturbi è una donna molto severa con se stessa, rigida, che vede tutto bianco o nero, il suo modo di essere si riflette inevitabilmente nel rapporto con il suo corpo e di conseguenza con il cibo: non si è mai eccessivamente magre e la bilancia è sempre la peggior nemica. Ecco che nel caso delle anoressiche si inizia a rifiutare categoricamente il cibo, si potrebbe vivere anche di aria e non soffrirne minimamente, senza accorgersi poi del deteriorarsi del corpo. Spesso è difficile per le famiglie delle anoressiche capire che si è di fronte ad una persona malata a tutti gli effetti, anche perchè queste donne, spesso ragazze, tendono ad usare astuzie e strategie per nascondere il loro problema, e allora non escono mai a cena, indossano abiti molto larghi, anche perché si sentono “ingombranti”, terribilmente ingombranti.
Per la donna bulimica è diverso, il cibo è una droga, una valvola di sfogo in quelle notti insonni in cui non si riesce a chiudere occhio e si corre in cucina per aprire il frigo e ingerire quantità enormi di cibo, mischiando quasi senza consapevolezza, come in preda ad un raptus; solitamente la parte peggiore arriva dopo questo raptus, quando, sentendo lo stomaco pieno, si è assalite da un senso di colpa più grande della fame che porta una gran voglia di buttare fuori tutto quello che si è ingurgitato e nel peggiore dei modi.
Non voglio essere troppo cruda nel parlare di questi argomenti, ma credo di non poter fare diversamente per arrivare dritta al punto, perché le conseguenze che comportano queste malattie sono estreme e troppe sono le donne coinvolte, anche se spesso è difficile vederlo. Il mio è un appello a tutte le mamme, le figlie, le sorelle, a tutte quelle donne che sentono di essere distrutte (letteralmente) da questi conflitti, perché è possibile uscirne, è vero la strada è lunga ma è possibile ritrovare o trovare un equilibrio, una serenità che inizialmente appare come un’utopia.
febbraio 2006
Alessandra Bocca