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IN OGNI DONNA

Gennaio 2006

Come sempre, il nuovo anno porta una ventata di buoni propositi, tanti pensieri positivi per i dodici mesi che verranno… che poi tutto questo sia dettato solo dall’euforia o da un eccesso di positivismo… non importa!
Come si dice? Chi ben comincia è a metà dell’opera.
Tra le tante novità, il 2006 porta il mio primo articolo su questo giornale, spero il primo di una lunga serie. Vi confesso di essere molto emozionata, mi auguro di essere all’altezza del compito per cui sono stata chiamata: redattrice di una rubrica sulle donne. No, mie care signore! Niente “pizzi e merletti” questa volta, vorrei andare un po’ più a fondo: parlare delle nostre aspirazioni, dei nostri sogni raccontati e di quelli segreti, del nostro essere…speciali; mi piacerebbe raccontare i nostri respiri profondi, perché piangiamo di gioia, perché riusciamo sempre ad alzarci e a non arrenderci… perché siamo donne!
Non vorrei sembrare una femminista accanita, semplicemente (i signori mi perdoneranno) credo che il “sesso debole” abbia una marcia in più e che la sappia usare a dovere.
Il mio primo pensiero va ad una donna speciale, una mamma speciale: Pietra Maggio. Inizierà un altro anno senza la sua Denise… a lei e a chi vive come lei, dedico ogni mia parola.
Su questa scia, il primo tema che toccherò in questa rubrica sarà l’abbandono dei neonati. Troppi sono stati i casi di abbandono, abbiamo sentito cronache di tutti i generi, dal più classico “trovato in una culla, ai gradini di una chiesa” al più orrido “in un cassonetto hanno sentito dei vagiti”. Non è facile parlare di quello che spinge una donna ad un gesto così estremo. Vorrei sentire anche voi lettrici, non vi chiedo un giudizio, un’ammonizione, una morale, credo che nessuna di noi possa ergersi giudice in questi casi, chiedo solo una parola. Forse sbaglio, ma sono sicura che le parole portino lontano, sicuramente più lontano del silenzio in cui queste mamme hanno “partorito” la folle idea.
In questi mesi, il Ministero delle pari opportunità assieme alla Commissione per le pari opportunità fra uomo e donna ha presentato una campagna di informazione contro l’abbandono dei neonati, con un unico obiettivo: aiutare le mamme in difficoltà. Grazie a questo progetto sono state rese note informazioni oscure a molte donne, infatti, spesso non si sa che si può partorire nelle strutture sanitarie anche senza lasciare le proprie generalità, non si sa che in questo caso il bambino godrà di tutte le cure che gli spettano e successivamente sarà dato in adozione a una famiglia.
Giacché le mamme sono tutte uguali, non c’è discriminazione per le mamme straniere. Le donne irregolari, senza permesso, che partoriscono in Italia, avranno diritto, insieme a tutte le cure, a rimanere in Italia nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.
Donne, mamme, fate sentire le vostre voci che siano pianto o grida di gioia. Non è una banalità dire che l’unione fa la forza e la forza da il coraggio di capire che essere mamme è sempre una cosa meravigliosa.

Alessandra Bocca

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Febbraio 2006

Gli argomenti, le problematiche che riguardano noi donne sono davvero numerose, è difficile sceglierne una in particolare da approfondire. L’universo femminile è come un oceano immenso, pieno di sfumature invisibili e a volte è difficile nuotarci ed è facile rischiare di affogare. Personalmente, cerco di trattare alcune tematiche profonde, che tocchino l’anima di ognuna di voi, che possono riguardarvi da vicino o solo interessarvi per curiosità; mi piacerebbe ascoltare i vostri pareri, sapere cosa ne pensate, sentire le vostre proposte, i vostri pensieri, che siano grida o silenzi.
Questo mese scriverò riguardo ai disturbi alimentari, sapevate che tre donne su 10 soffrono di malattie legate al cibo? Non è così semplice parlare di anoressia o bulimia, non sono solo malattie del fisico quanto dell’anima, si perde il controllo di se stesse e di quello che ci circonda, sprofondando in un baratro di digiuno (per l’anoressia) o di strazianti abbuffate (per la bulimia).
Generalmente la donna affetta da questi disturbi è una donna molto severa con se stessa, rigida, che vede tutto bianco o nero, il suo modo di essere si riflette inevitabilmente nel rapporto con il suo corpo e di conseguenza con il cibo: non si è mai eccessivamente magre e la bilancia è sempre la peggior nemica. Ecco che nel caso delle anoressiche si inizia a rifiutare categoricamente il cibo, si potrebbe vivere anche di aria e non soffrirne minimamente, senza accorgersi poi del deteriorarsi del corpo. Spesso è difficile per le famiglie delle anoressiche capire che si è di fronte ad una persona malata a tutti gli effetti, anche perchè queste donne, spesso ragazze, tendono ad usare astuzie e strategie per nascondere il loro problema, e allora non escono mai a cena, indossano abiti molto larghi, anche perché si sentono “ingombranti”, terribilmente ingombranti.
Per la donna bulimica è diverso, il cibo è una droga, una valvola di sfogo in quelle notti insonni in cui non si riesce a chiudere occhio e si corre in cucina per aprire il frigo e ingerire quantità enormi di cibo, mischiando quasi senza consapevolezza, come in preda ad un raptus; solitamente la parte peggiore arriva dopo questo raptus, quando, sentendo lo stomaco pieno, si è assalite da un senso di colpa più grande della fame che porta una gran voglia di buttare fuori tutto quello che si è ingurgitato e nel peggiore dei modi.
Non voglio essere troppo cruda nel parlare di questi argomenti, ma credo di non poter fare diversamente per arrivare dritta al punto, perché le conseguenze che comportano queste malattie sono estreme e troppe sono le donne coinvolte, anche se spesso è difficile vederlo. Il mio è un appello a tutte le mamme, le figlie, le sorelle, a tutte quelle donne che sentono di essere distrutte (letteralmente) da questi conflitti, perché è possibile uscirne, è vero la strada è lunga ma è possibile ritrovare o trovare un equilibrio, una serenità che inizialmente appare come un’utopia.

Alessandra Bocca

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Marzo 2006

In un momento storico in cui le donne acquistano una maggiore importanza in molti settori, non possiamo sottovalutare il fatto che la loro presenza in politica sia in netta minoranza rispetto a quella maschile. Da tempo oramai, la donna lotta per una parità che ha duramente conquistato duramente nel corso degli anni; nonostante ciò il mondo della politica sembra ancora non accorgersi, o finge di ignorare le potenzialità che il “sesso debole” potrebbe dimostrare e che effettivamente ha dimostrato di possedere, grazie a poche ma valide rappresentanti, una per tutte il ministro delle pari opportunità, Stefania Prestigiacomo. Il problema è innanzitutto culturale, alcune barriere storiche impediscono che questo progetto si realizzi. Il mio discorso non deve sembrare troppo femminista, sono pienamente convinta dell’enorme potenzialità maschile e riconosco ampiamente le grandi capacità che la classe ha sempre dimostrato di avere, ma sono altrettanto convinta che una maggioranza di quote rosa in parlamento sia necessaria per rappresentare gli italiani (e ovviamente le italiane).
“ Quando si è insediato il Governo Berlusconi, eravamo ancora fermi ad una proposta di modifica dell’articolo 51 della Costituzione che nella passata legislatura non era andato lontano- dice la Prestigiacomo - abbiamo deciso di ripartire da lì puntando a rimuovere in primo luogo l’ostacolo costituzionale che ad ogni affirmative action aveva portato alla incostituzionalità delle leggi elettorali che avevano riservato candidature per le donne”. L’articolo 51 ha subito delle modifiche nel corso di questo governo, ma ha sempre mantenuto il suo criterio di base: garantire alle donne l’accesso ai pubblici uffici e alle assemblee elettive. Le donne hanno diritto a partecipare alla res publica e devono essere agevolate per questo anche grazie ad una serie di interventi focalizzati sul sociale come, la politica degli asili nido, gli interventi di conciliazione famiglia-lavoro, le misure per l’ampliamento della base occupazionale femminile, un mercato del lavoro più flessibile, in questo modo la società italiana si adatterà alle mutate esigenze della donna.”Devono essere poi gli elettori a scegliere i migliori, uomini o donne che siano. Alle ultime politiche le candidate erano il 15%, le elette il 10. Se si da alle donne più possibilità di esserci, sono convinta che gli elettori potranno fare una valutazione più ampia, più completa sulla classe dirigente da mandare a guidare le istituzioni – dice ancora il ministro- questo principio, questo mai più meno del 30% in lista introdotto in vista delle europee, intendo proporlo per tutte le elezioni, dalle circoscrizioni al parlamento nazionale. Stiamo lavorando ad un disegno di legge in questa direzione. Capisco le argomentazioni di chi chiede anche un sostegno economico alle donne candidate, e sono d’accordo. Ma intanto le donne bisogna candidarle”. I diritti delle donne sono pari a quelli dell’uomo e lo conferma anche il Presidente della repubblica Ciampi che appoggia la battaglia delle quote rosa.

Alessandra Bocca

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Aprile 2006

Ogni anno centinaia di donne in Italia festeggiano l’8 marzo: cene, mimose, spogliarelli arditi che, nella vita di tutti i giorni, appaiono sconvenienti. L’immagine è alquanto imbarazzante per una categoria che dovrebbe festeggiare quotidianamente le sue infinite qualità, ma forse un giorno del genere, più che per un ricco business, dovrebbe servire a farci fermare un attimo a riflettere sul profilo femminile che assume, di anno in anno, sfaccettature sempre più diverse e particolari, plasmandosi ad una società difficile ed esigente che oggi vede la donna mamma, manager e quant’altro. Nell’universo femminile troviamo figure che sono estremamente forti che sgomitano abilmente in una vita spesso dura, ma cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione su quelle categorie che la società non aiuta. Il Ministero della salute, lo scorso 8 marzo, ha presentato un interessante documento su questo tema “Le donne in Italia tra salute, dipendenza e solitudine: quale prevenzione per i profili ad elevata valenza socio-sanitaria”; dalla conferenza è emerso un dato molto triste, in Italia esiste un gran numero di donne che la società non aiuta, donne che si ammalano o conducono stili di vita a rischio e che sono punite due volte, la prima da un servizio Sanitario che non è attrezzato a rilevare i loro bisogni, la seconda dalla società che agisce con forti pressioni che arrivano all’emarginazione. Un esempio lampante viene dato da coloro che subiscono violenze, un problema spesso ignorato, nascosto a causa di una cultura un po’ retrograda e gretta, ci aspettiamo un aiuto alla sanità. La violenza è anche un problema di sanità pubblica che dovrebbe prevenire un fenomeno tale ed essere all’altezza di curare nella mente e nel corpo le vittime. Si deve creare all’interno del sistema sanitario una maggiore coscienza e conoscenza del problema che porti ad una capacità di ascolto, alla creazione di un modello medico che sia in grado di relazionare patologie come la depressione o malesseri simili agli eventi della vita, a relazioni violente e non ridurle a problemi di tipo biologico.
Il ministero per le pari opportunità ha istituito, da mercoledì 8 marzo su tutto il territorio nazionale, il servizio di pubblica utilità ANTIVIOLENZA DONNA 1522: il servizio telefonico gratuito punta a fornire una risposta ed un aiuto da parte delle istituzioni a tutte le donne che subiscono violenze e abusi, o hanno bisogno di un supporto a causa di condizioni di disagio. Il servizio sarà in grado di fornire supporto specialistico di accoglienza ed assistenza psicologica e giuridica e di indirizzo verso le strutture pubbliche e private presenti sul territorio (centri antiviolenza, forze dell’ordine, strutture sanitarie). “La violenza nei confronti delle donne è un male che purtroppo non conosce confini” - afferma il Ministro Stefania Prestigiacomo – “prescinde da cultura, censo, strutture sociali, colpisce le società avanzate e quelle meno progredite”. Coraggio donne!

Alessandra Bocca

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Maggio 2006

La consapevolezza del genere femminile aumenta e lo vediamo ogni giorno di più, si fa molta più attenzione alla donna considerandola nella sua particolarità e nella sua specie. Questa consapevolezza si esprime al meglio in un importante progetto promosso dal Ministero della salute nel 2005: La salute delle donne. Un progetto importante non solo per il benessere del genere femminile ma di tutta la nostra popolazione.
Grazie alla collaborazione del Ministero della salute, dell’Istituto Superiore della Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Agenzia Sanitaria dei Servizi Regionali, dell’Università di Sassari e della Società Italiana di Farmacologia, è stato sviluppato allo scopo di riconoscere la diversità del genere femminile nella medicina, in modo da creare anche una salute a misura di donna.
Per troppo tempo i ricercatori hanno ignorato che la cura medica offerta alle donne è compromessa dal pregiudizio di genere ed è per questo che diventa necessario evidenziare quali possono essere le differenze tra i due sessi a livello di sintomi, prognosi, efficacia dei trattamenti. queste conclusioni arrivano alla luce di diversi fattori, prima di tutto il mutamento delle patologie femminili. Negli ultimi anni abbiamo visto la figura della donna evolversi rapidamente, assumere un ruolo sempre maggiore nella società, questo ci ha permesso di abbattere le differenze culturali tra i sessi in cambio però, in molti casi, di maggiore stress e depressione, fattori che hanno contribuito ad un aumento delle malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore che in passato colpivano maggiormente il genere maschile.
Ad oggi, infatti, dal “rapporto sui tumori in Italia 2005” emerge che la mortalità a causa di neoplasie maligne cresce tra le donne e diminuisce fra gli uomini, ciò significa che le donne rispondono alle terapie in maniera differente, anche perché il corso naturale della malattia può essere diverso. Tutto ciò testimonia l’importanza del progetto e la necessità di tutelare la donna.
Un altro dato indicativo è quello per cui vi è una maggiore intolleranza ai farmaci nelle donne rispetto all’uomo, fattore che non deve essere assolutamente sottovalutato dal momento che le donne sono le principali consumatrici di farmaci, ecco perché vogliamo intervenire in diverse aree farmaceutiche, a partire da quei farmaci usati in gravidanza, allattamento, diabete, obesità e malattie cardiovascolari.
E’ necessario lavorare attraverso dei percorsi di formazione rivolti agli operatori sanitari, ma soprattutto sensibilizzare gli italiani attraverso un’attenta campagna d’informazione capace di infondere, sia nel medico che nel paziente, la consapevolezza delle differenze di genere, per assecondare la nostra natura. Una visione umana della salute non può essere realizzata senza il riconoscimento della diversità.

Alessandra Bocca