Bossi Junior assessore?
Circa quindici giorni or sono lessi la notizia sulla probabile nomina del figlio di Bossi quale assessore regionale allo sport, inserendolo addirittura nel famoso e imperdonabile “listino bloccato” e pensai ad una boutade politica e nulla più.
Poi feci una riflessione sull’idea di qualche giornalista e in altre parole che era lanciata la notizia per tastare il polso all’opinione pubblica ed in particolare all’elettorato leghista.
In questi giorni la segreteria del partito ed in particolare il gran capo ha costatato su tutti i giornali quante critiche si sono levate da parte di tanti cittadini, compresi molti leghisti e quindi hanno modificato il tiro lanciando la notizia che il “virgulto” sarà candidato in quel di Brescia.
Alcuni politici in auge, magnanimamente, hanno anche cercato di minimizzare e qui mi rivolgo al Presidente Formigoni ed a quanti la pensano come lui.
Il fato che il ragazzo, senza arte né parte se non quella di accompagnare ovunque il grande “Promotore” senza mai profferire parola, si mette in una lista lontano dalla sua città, non vuol dire nulla, perché la sudditanza dell’elettorato è ben radicata anche fuori.
E’ sempre e in ogni modo questione di chi si è figlio.
Ricordo un caso fra i tanti accaduti anche in altri partiti. Circa dieci anni fa il figlio di Cossiga fu presentato alle elezioni politiche nel collegio di Luino, paese da lui mai visto né conosciuto e molto più lontano da Roma e dalla Sardegna che non Varese da Brescia, eppure fu eletto. Perché?
Perché è figlio di Cossiga e così è successo per tantissimi parenti di già affermati politici di destra e di sinistra.
E’ sciocco pertanto da parte di chi giustifica questa candidatura per bilanciare le malefatte di politici e politicanti d’altri partiti.
Siamo tornati all’oscurantismo del medioevo, quando ragazzi, ancora adolescenti ma appartenenti a famiglie nobili (aggettivo quanto mai improprio) erano nominati vescovi e/o cardinali.
Questo ragazzo, tra l’altro, non ha la consapevolezza e la maturità per valutare la non opportunità di mettersi in gioco, e capire l’errore e l’arroganza di chi lo spinge a farlo.
Chi c’è dietro dovrebbe capire che a tutto c’è un limite.
Un meditato saluto a tutti gli elettori.
Martino Pirone
3 febbraio 2010 |