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Ci sono certamente siti e riviste specializzate più di noi in questo settore, ma non potevamo non inserire tra le nostre rubriche quella relativa alla moda.
Come è nostra abitudine, anche in questa rubrica daremo spazio a voi lettori e lettrici per i vostri commenti e suggerimenti, inoltre andremo alla ricerca di giovani stilisti/e emergenti per dare una vetrina alla loro creatività

L’editore
Silvano De Angeli


GALLERIA DI STILISTI
GIULIA DI GENNARO

“Cosa significa il termine moda”
Il termine moda deriva dal latino modus, significa maniera, norma, regola, tempo, melodia, ritmo. Esso compare per la prima volta, nel suo significato attuale, nel trattato “La carrozza da nolo, ovvero del vestire alla moda”, dell'abate Agostino Lampugnani, pubblicato nel 1645.
La moda - detta anche storicamente costume - nasce solo in parte dalla necessità umana correlata alla sopravvivenza di coprirsi con tessuti, pelli o materiali lavorati per essere indossati.
In realtà l'abito assunse anche precise funzioni sociali, atte a distinguere le varie classi e le mansioni sacerdotali, amministrative e militari.
Le donne, che ne erano escluse, non per questo rinunciavano a vestirsi con cura estrema.
Più legato alla psicologia è l'aspetto del mascheramento. Gli abiti possono servire a nascondere lati della personalità che non si vogliono far conoscere o, viceversa, a mostrarli. Si pensi, ad esempio, al proverbio: "l'abito non fa il monaco".
I manuali di taglio e sartoria si svilupparono con una certa lentezza, soprattutto quando, dal XIV secolo in poi, si cominciarono a creare abiti aderenti al corpo.
Il Garzoni, nel suo libro su tutte le professioni del mondo edito a Venezia nel 1585, dice esplicitamente che un buon sarto deve saper fare di tutto, per soddisfare ogni necessità della sua clientela.
Quello del sarto non era quindi un mestiere indipendente, bensì era un servitore delle grandi signorie: viveva e lavorava presso la corte di un signore, che poteva anche scegliere di "prestarlo" a parenti o amici.
La retribuzione per l'operato si aggirava intorno al 10% della spesa del tessuto. Era una professione preclusa alle donne, che come sartoresse avevano compiti minori o si applicavano maggiormente al telaio e al ricamo.
Non esistevano le taglie, quindi ogni vestito era un pezzo unico, realizzato su misura del cliente. Le unità di misura erano variabili; a Venezia erano in uso i brazzi: da seta, che corrispondeva a 63,8 cm, e da lana, 67,3 cm.
Dal XIX secolo si iniziano a distinguere i primi stilisti, che creavano nuovi tagli, nuove stoffe e nuovi canoni nel modo di abbigliarsi, con l'adozione di nuovi abiti femminili quali il tailleur.
Contemporaneamente la tecnica sartoriale andò affinandosi rendendo più agevole indossare il vestito. Lo stilista capovolse il rapporto tra il sarto e la cliente, che ora dipendeva dalle sue idee ed era ben felice di indossare un abito firmato da lui e realizzato nel suo atelier.
Gli stilisti lavoravano solo per l'élite poiché i costi per l'ideazione e per la produzione erano molto alti. Questo nuovo impulso di riforma fu principalmente portato avanti da Charles Fréderic Worth, inglese trapiantato in Francia, considerato l'inventore della Haute Couture e sarto personale dell'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, e della sua corte, dal 1864.
La moda si avvicinò alla massa verso la metà dell'Ottocento, grazie all'invenzione di macchine per tagliare le pezze di tessuto e all'introduzione del telaio meccanico. All'inizio tali tecniche furono applicate soprattutto alle uniformi militari; con la nascita in Francia dei grandi magazzini, i prezzi degli abiti confezionati in serie si abbassarono notevolmente.
Le nuove tecniche della chimica e l'invenzione dell'acciaio introdussero materiali meno costosi: la tessitura meccanica accelerò la produzione di stoffa, così come la stampa delle decorazioni con coloranti industriali; i busti e le sottogonne non furono più rinforzati da stecche di balena, ma di metallo, facilmente riproducibile in serie.
La crinolina, la sottogonna a cupola diffusa durante il periodo del romanticismo e munita di cerchi d'acciaio, fu per la prima volta indossata anche dalle donne del popolo.
“Chi è lo stilista”
 “Lo Stilista di Moda è colui che crea, programma, disegna e cura lo stile di una collezione di prodotti nel campo dell’abbigliamento”.
Per questa sua funzionalità è una figura professionale completa e complessa che riunisce in sé tanto la creatività che l’abilità di trasformare la sua fantasia, inizialmente in un’idea espressa in un disegno di moda (o figurino) e successivamente, attraverso l’utilizzo di varie tecniche grafiche e strumentali, concretizzarla nella creazione, sviluppo e realizzazione di un modello.
Mettendo a disposizione il suo talento per la realizzazione di sempre nuovi modelli che soddisfino la richiesta del mercato al passo con i tempi, lo Stilista di moda è il centro di tutto un sistema lavorativo basato sulla stretta collaborazione di più figure professionali.
Esso collabora con i designer di moda, coloro che elaborano e creano i tessuti, gli esperti del marketing, i modellisti, le confezionatrici.
Quindi lavorando a stretto contatto con le modelle che dovranno indossare gli abiti da lui realizzati, con gli addetti agli showroom e con i fotografi deve senza dubbio possedere capacità di relazionare che si vanno a sommare a quelle citate sopra di creatività, intuizione e produttiva collaborazione.
lo Stilista di Moda può sovrintendere ad ogni passaggio della filiera moda, ricoprendo varie funzioni nell’ambito professionale offrendo, quindi, molteplici sbocchi in campo lavorativo, come: figurinista, modellista, esperto di moda, costumista, disegnatore, nei vari campi di applicazione.