| La violenza
Chi legge e guarda la tv avverte la sensazione di vivere in un mondo estremamente violento, violenze più efferate e sempre più frequenti, eppure il mondo non è mai stato così sicuro come ai giorni d’oggi; nonostante il fatto che in occidente si sia raggiunto un alto grado di civilizzazione la gente si sente sempre meno sicura e più minacciata.
Secondo la mia impressione, credo che stiamo percorrendo una fase in cui la ricerca continua ed ossessiva dell’avere tutto e nell’ immediato, come denaro, carriera e potere, ci stia portando fuori dalle reali dimensioni della vita.
Tralasciando quelle ideologie che hanno sempre accompagnato l’essere umano, ovvero la ponderatezza, forse non ci rendiamo conto che il progresso e la ricerca smisurata del volere tutto e a qualunque costo porta all’interno di noi stessi, anche se non lo lasciamo vedere, una certa insicurezza nella vita di tutti i giorni.
Riallacciandomi al discorso di chi legge o ascolta le notizie dai vari organi d’informazione, ci si deve interrogare se tali notizie che apprendiamo le valutiamo effettivamente per ciò che esse valgono; se per noi risulta essere soltanto una notizia di cronaca nera ci lasciamo andare alla semplice e pura espressione di disappunto, oppure se ci soffermiamo a riflettere o almeno a domandarci il perché certi fatti avvengono capiamo che qualcosa nella società sta cambiando.
Questo perché nell’umanità ricorre ormai quel modo di vivere frenetico, sempre alla ricerca del di più, che in certi “esseri umani”, se cosi si possono definire, diventa violenza gratuita verso il prossimo, che pur di ottenere ciò che desiderano rimuovono gli ostacoli che gli si frappongono al raggiungimento del loro scopo, con aggressività che molte volte sconfina nel crimine, sottoponendo gli altri a subire il loro volere.
Al tutto si deve aggiungere una non indifferente responsabilità, da parte di chi deve reprimere certe situazioni, con la quale il criminale gode di troppe agevolazioni, giustificazioni e tolleranza; non si possono giustificare certi atti criminosi addossando la responsabilità di certe azioni alla società, a traumi infantili, ad emarginazione, alla famiglia che, anche se reali, non possono o debbono essere un alibi, altrimenti non si capirebbe perché certe persone, pur vivendo ai margini della società, vivono mendicando, puliscono i vetri delle auto, contrariamente ad altre che rubano, rapinano, spacciano droga, stuprano e uccidono, godendo altresì di attenuanti a loro discolpa.
Intendo con questo dire che, in un momento come questo, dove la nostra società sta attraversando situazioni non proprio lusinghiere sotto il profilo economico, causa redditi sia da lavoro che pensionistici insufficienti, precariato, disoccupazione, cassa integrazione ecc. ecc., se tutti i coinvolti dovessero lasciarsi andare ad atti violenti e criminosi, il mondo diverrebbe un'apocalisse e finirebbe.
Sono certo che l’eccessiva tolleranza nei confronti del violento non fa che alimentare e progredire la violenza; il concetto di responsabilità deve essere con ogni mezzo alimentato, contrastando con tutti i mezzi a disposizione azioni violente e criminose. Contrastare non significa rendere la violenza più pericolosa; certo non è soltanto con la repressione che si contrasta o si elimina la delinquenza, la società ha il dovere di intervenire in modo concreto sin dalla fase educativa dell’individuo, dalla scuola, che deve ritrovare la sua entità di autorevolezza arginando casi di bullismo e la sopraffazione, alla famiglia che deve dedicarsi con più abnegazione nei confronti dei figli al fine di portarli alla loro adolescenza certi di aver fatto ben capire il concetto di valori umani. Ma è determinante che la società, e mi riferisco alle istituzioni, attui due cose fondamentali: primo che la smetta di premiare comportamenti violenti, secondo e non per ultimo che riduca le ingiustizie, le ineguaglianze sociali, arginando la sofferenza e la povertà.
Silvano De Angeli
gennaio 2009 |