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Cittadini: sicurezza criminalità e legalità

Siamo ormai nel terzo millennio e continuiamo a parlare di un tema sempre più inquietante, la sicurezza dei cittadini. In ogni parte del mondo le campagne elettorali si giocano su questa problematica, tutte le coalizioni concorrenti alzano la voce al grido di allarme per i fatti di cronaca che ormai sono all’ordine del giorno: furti, rapine, estorsioni, sequestri, traffico di droga, borseggi, omicidi, stupri ecc. ecc.
Una cosa è certa: dagli anni cinquanta ad oggi questi atti sono vertiginosamente aumentati, colpa del progresso?
Se la vita cammina di pari passo, come sono aumentati questi atti criminosi, in egual misura dovrebbe essere aumentata la sicurezza dei cittadini, eppure sembra non essere così.
Se gli omicidi sembrano essere diminuiti, è sicuramente aumentata la microcriminalità; quella che di certo fa più paura ai cittadini che si sentono indifesi e che temono che un giorno o l’altro possa capitare a loro.
Questo modo di vivere comporta sicuramente un forte abbassamento nella qualità della vita.
Ogni compagine governativa, al di là del colore politico, si deve adoperare al fine di garantire sicurezza e vivibilità a tutti, nelle varie forme che vanno dalla prevenzione alla repressione.
Per fare questo è necessario un sistema giudiziario efficiente e garantista, rapido e veloce nell’individuazione dei responsabili degli atti criminosi, che possa giudicare e condannare severamente infliggendo pene adeguate, ma in particolar modo occorre che le pene inflitte vengano scontate sino al loro compimento. Nel contesto non va dimenticato che la pena detentiva, ovvero la privazione della libertà personale, deve essere accompagnata da un tentativo serio di recupero del soggetto, dando ad esso la possibilità di riabilitarsi e, una volta scontata la pena, reinserirsi nella società.
Ogni buon governo che tale si definisce deve agire a monte con la prevenzione.
Un esempio che può sembrare banale: la Protezione Civile una volta si mobilitava in caso di grandi emergenze, terremoti, alluvioni, quindi in caso di grandi calamità naturali; oggi questo organo istituzionale si è conformato al passo con i tempi, previene, monitorizza, effettua controlli.
Nel caso specifico della criminalità, a mio avviso il problema si deve affrontare, intervenendo a livello sociale, famigliare, combattendo la povertà, il disagio sociale, la disoccupazione, facendo in modo che certi quartieri non diventino dormitori e ricettacoli di criminalità, vigilando sulla mancata frequenza scolastica dei giovani.
Tutte queste situazioni sono un focolaio sempre acceso per la delinquenza, focolaio che deve essere sempre tenuto sotto controllo da chi è preposto, come operatori sociali, educatori, forze dell’ordine, con un effettivo e costante controllo del territorio a più alto rischio.
La mancanza di prospettive di vita in particolar modo nei giovani accentua, senza ombra di smentita, il fenomeno della criminalità; dove arde un focolaio diventa terreno fertile per il dilagarsi di un incendio di vaste proporzioni, difficile da controllare e arginare.
Il problema della criminalità è simile ad altri nel nostro paese. Ad esempio: l’immigrazione clandestina, un fenomeno che sembra inarrestabile, dove si sentono tanti proclami da parte di chi governa, ma sembra che non si riesca ad arginarlo.
Mi domando: possibile che un paese come il nostro resti inerme di fronte a tali situazioni? Un paese che ha affrontato situazioni gravi, come guerre e terrorismo.
Non sarà che il troppo buonismo ormai radicato nel caso dell’immigrazione clandestina, porti avanti la solita convinzione del vivi e lascia vivere? Anche io in certe situazioni sono portato a dire questa frase, ma non significa che a livello nazionale intere popolazioni nate, vissute e radicate nella loro terra oggi debbano accettare situazioni alle volte esplosive e pericolose, da parte di chi arriva clandestinamente nel nostro paese, accampando dei diritti che spesso, agli stessi Italiani, vengono negati.
Un altro aspetto che non deve essere trascurato, è il rapporto tra cittadini e forze dell’ordine, aspetto di fondamentale importanza. Se un cittadino si rivolge alle forze dell’ordine per segnalare un fatto, sia esso anche un sospetto,si aspetta un sollecito riscontro positivo. A volte, purtroppo, questo non succede.
Un piccolo esempio: un cittadino si rivolge alle forze dell’ordine, dichiarando che sta capitando qualcosa di anomalo nella sua vita di tutti i giorni, segnala il suo sospetto, indica le motivazioni, dà riferimenti precisi, ma nulla si smuove.
Poi da lì a qualche tempo accade qualcosa di più grave.
Ancora sempre il cittadino si rivolge alle forze dell’ordine, presenta una querela, ma viene insistentemente perseguitato dal querelato, alle volte anche malmenato, minacciato.
Si rivolge nuovamente alle forze dell’ordine chiedendo tutela, ma nulla accade.
Conclusione: spesso la querela viene ritirata per paura e vince il balordo, che magari da lì a qualche tempo ritorna sui suoi piani criminosi con conseguenze ancora più gravi. Domanda: dove sta la sicurezza del cittadino?
Sul fronte criminalità, ritengo anche qui, che alle volte ci sia troppo buonismo, con tutto il massimo rispetto nei confronti della magistratura.
Sono dell’avviso che chi sbaglia debba pagare. La condizione di essere ubriachi, drogati e chi più ne ha più ne metta, quindi essere incapaci di intendere e volere al momento dell’atto criminoso, pur essendo un attenuante ritenuta legittima in caso di giudizio penale, la vedo - mia personale considerazione - un’arma in mano alla criminalità.
Nel nostro Paese va ripristinato il fondamentale concetto di legalità, solo così i cittadini si sentiranno sicuri e protetti e avranno molta più stima per i politici e fiducia nelle istituzioni.

3 febbraio 2009


Silvano De Angeli

  Gli erticoli sono tratti dalla testata giornalistica "la rete"