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Cento motivi per realizzare un centro riciclo a Cerveteri snocciolati nel convegno “Da rifuti a Risorse”, nell'ambito della campagna pubblica NON BRUCIAMOCI IL FUTURO.

Mentre nel Lazio si bruciano centinaia di milioni di euro, a Vedelago (TV) si guadagna coi rifiuti.

 

Creare decine di posti di lavoro, abbattere le imposte sui cittadini, garantire laute entrate comunali ma non solo. Raggiungere enorme prestigio internazionale grazie al coinvolgimento degli imprenditori locali in un progetto d'ispirazione finanziaria ma concretamente ambientalista.

Sembra fantascienza eppure non è altro che la realtà. Una realtà già realizzata altrove e facilmente realizzabile anche nel territorio del comprensorio di Cerveteri, Ladispoli e S. Marinella. Questa, in breve, la conclusione emersa dalla convegno-dibattito “Da rifiuti a Risorse”, organizzata la scorsa domenica presso l'aula consiliare del comune di Cerveteri, a cui hanno preso parte decine di cittadini e vari amministratori dei Comuni di Cerveteri, Ladispoli, S.Marinella e Provincia di Roma, al fianco di associazioni, movimenti e comitati di natura ambientalista e di tutela dei diritti. Un evento legato alle attività della campagna pubblica “Non Bruciamoci il Futuro”, partita a Fiumicino lo scorso giugno, e che ha accolto l'adesione di decine di realtà locali in tutta la provincia romana.

Nel corso del convegno sono stati esposti con grande chiarezza da scienziati, imprenditori ed esperti del settore, tutti i punti a favore della proposta della campagna: la realizzazione di un Centro di Riciclo basato sul il cosiddetto “sistema a freddo”, affine al celebre impianto di Vedelago, in provincia di Treviso. Dati alla mano, come dimostrato domenica, sarebbero sufficienti appena 5 milioni di euro per garantire a tutti i comuni del comprensorio la trasformazione dell'onere dello smaltimento dei rifiuti, in un guadagno certo e sostanzioso, non solo in termini economici (si parla di ammortamento dei costi in soli tre anni dalla realizzazione dell'impianto) ma anche lavorativi e ambientali.

Attualmente la Regione Lazio sta affidando la “problematica dei rifiuti” allo stoccaggio in discarica e la combustione nei nuovi inceneritori in progetto (si parla anche di TVN). Il Centro di Riciclo prospettato dalla campagna Non Bruciamoci il Futuro, si basa su concetti diametralmente opposti: non problematica, ma opportunità, non rifiuti ma risorse. In pratica i rifiuti sarebbero trasformati in materie prime richiestissime sul mercato, sia per uso agricolo (compost), sia edilizio (sabbie, cementi e asfalti), sia industriale (plastiche, metalli e altre materie prime).

L'intento della campagna è stuzzicare la volontà politica degli amministratori, ma soprattutto informare la cittadinanza, su tutti i vantaggi delle avanzatissime tecnologie del sistema a freddo, rispetto alle obsolete, onerose e pericolose tecniche dell'incenerimento. È possibile, in questa sede, fare solo una rapida panoramica, rinviando alla consultazione dei siti Internet www.nonbruciamocilfuturo.org e www.centroriciclo.com per tutti gli approfondimenti.

Rispetto al sistema dell'incenerimento, il sistema a freddo impiega un quinto delle risorse per la costruzione dell'impianto ed un decimo del tempo per entrare in esercizio. Risorse facilmente rintracciabili tra gli investitori privati piuttosto che gravante sui fondi pubblici. Inoltre è garantito, sull'esempio di Vedelago, un utile di impresa triplicato, coperto da un ciclo di gestione finanziato esclusivamente dai contributi di legge dei Consorzi nazionali di filiera (per il recupero degli scarti industriali). Realizza la condizione straordinaria di un conferimento a costo zero da parte dei Comuni dal momento che ,recuperando i materiali ed i relativi contributi di legge, rigira ai Comuni stessi il contributo di trasporto che compensa il costo di conferimento presso questi impianti. In poche parole: niente più Ta.r.s.u.! Elimina alla radice la questione delle discariche, che non sono più necessarie in quanto si arriva a riciclare oltre il 97% dei rifiuti (ma sarebbe meglio chiamarli “materiali post-consumo”). Libera le risorse accantonate dal GSE per le fonti energetiche alternative rinnovabili, promuovendo la diminuzione dell'importazione di petrolio. Sviluppa una occupazione locale decuplicata rispetto alla tecnologia a caldo, data da un ciclo di selezione manuale che impiega oggi sull'impianto ipotizzato 100 dipendenti a fronte di circa 10 tecnici in un impianto di incenerimento (stipendiati dal privato e non dagli enti pubblici). Evita costi, oggi incalcolabili, a carico della collettività per la bonifica ambientale e il servizio sanitario necessario per curare allergie, malattie croniche e per i trattamenti tumorali (specie in un territorio fortemente inquinato come il nostro). Produce un'inedita filiera circolare di carattere locale, che coinvolge nel risparmio i consumatori, i comuni, le industrie e le aziende agricole. Infine, a differenza del sistema discarica-inceneritore, il sistema a freddo non ha impatto ambientale e non produce cattivi odori.

È importante, secondo i comitati promotori della campagna, che tutti i cittadini siano correttamente informati su questa tecnologia, esistente e già applicata con successo, al fine di premere sugli amministratori affinché siano avviati gli studi necessari ad avviare il dialogo con gli imprenditori locali.

 

 

Comitato Promotore Campagna Pubblica
NON BRUCIAMOCI IL FUTURO