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L’UOMO FLESSIBILE: CPE FRANCESE,
BIAGI ITALIANA E TEMPORALIDAD SPAGNOLA.

avv. Agostino Cassarà

Sessantotto rovesciato: le giovani generazioni europee, francesi in testa, non vogliono più abbattere lo Stato, ma chiedono a questo Stato di proteggerli dalla precarietà nei rapporti di lavoro e di eliminare dalla loro vita l’insicurezza e l’incertezza per il futuro.

La rivoluzione informatica e la globalizzazione dell’economia hanno messo alle corde in tutta Europa la dignità di cittadini–lavoratori ed i diritti quesiti di libertà. Il cambiamento epocale dei rapporti di lavoro – agevolato ovviamente da una classe imprenditoriale che ha approfittato della congiuntura favorevole per spostare i rapporti di forza politici ed economici dal fattore lavoro ai profitti - ha ingenerato nella generalità dei giovani e dei loro genitori insicurezza ed incertezza per il futuro. Quello che ha indotto centinaia di migliaia di giovani francesi a scendere in piazza, ad occupare università e licei, con l’appoggio pieno dell’opinione pubblica e delle centrali sindacali, i cui aderenti sono in maggioranza genitori dei ragazzi in lotta, che sul tema la pensano esattamente come i loro figli, è infatti il fondato timore di diventare una generazione “low cost”, di essere immolata al precariato a vita. Questo a seguito del varo di una legge sul “contract de primiere embauche” (CPE) ovvero sul contratto di primo impiego.
Detto contratto, ispirato da quelle forze imprenditoriali, cui prima si è fatto cenno, nell’intento apparente di favorire l’occupazione giovanile, si rivolge ai ragazzi con meno di 26 anni, assunti nelle imprese con più di 20 addetti, prevedendo che l’impresa possa licenziare il giovane lavoratore, in ogni momento e senza giusta causa, per i primi due anni di prova. L’esito della protesta è ormai cronaca: nonostante la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e la conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento è stato di fatto cancellato. Il Ministro del Lavoro non ha redatto né stampato alcun facsimile del contratto, il che implica l’impossibilità di proporlo e firmarlo. Subito dopo, la legge in parola – né abrogata, né ritirata – è stata semplicemente rimpiazzata da nuove misure “in favore dell’inserimento professionale dei giovani maggiormente in difficoltà” che prevedono di aumentare gli aiuti pubblici, per un massimo di 2 anni, a favore di quelle imprese che assumono a tempo indeterminato i giovani tra i 16 ed i 26 anni.
Ed in Italia? Le preoccupazioni e l’incertezza per il futuro che pervadono i giovani francesi sono largamente presenti nei giovani italiani, che, con l’entrata in vigore della legge n. 30/2003 (c.d. legge Biagi) e del successivo d. legislativo n. 276/2003 di attuazione, hanno visto allontanarsi sempre di più la speranza di avere un rapporto di lavoro stabile e sicuro con cui costruire un futuro sereno. Infatti, i rapporti di lavoro configurati nelle cennate normative di legge sono tutti all’insegna della precarietà. Si valorizza costantemente il ruolo del contratto individuale e si depotenzia il ruolo dell’autonomia collettiva, indebolendo la valenza dei CCNL.
L’insicurezza e l’incertezza dei giovani italiani fa il paio con quella dei propri genitori, preoccupati di perdere il posto non appena superata la soglia dei 45/50 anni, considerata dalle imprese nostrane il livello oltre il quale il costo del lavoro, per via della nostra struttura contrattuale, risulta essere eccessivamente oneroso. Conseguentemente i lavoratori over 50enni risultano essere il primo obiettivo dei tagliatori di costi.
Basti ricordare al riguardo ciò che è accaduto nell’industria prima e nei servizi, banche in particolare, dopo, con l’espulsione di milioni di dipendenti, ben lontani dai requisiti pensionistici, dal ciclo produttivo, grazie a prepensionamenti, fondi esuberi, mobilità, incentivi all’esodo di varia natura. Tutte le forze sindacali italiane, di qualunque colore e rappresentanti di tutte le categorie, perorano da tempo la necessità di revisionare profondamente la legge Biagi, introducendo nuovi ammortizzatori sociali da abbinare alle forme contrattuali flessibili, soprattutto perché il perpetuarsi dell’attuale situazione incide negativamente sulla stabilità sociale, con tutte le conseguenze d’ordine pubblico e politiche.
E’ la prima volta, dalla fine della seconda guerra mondiale, che due generazioni di lavoratori, quella dei giovani e quella dei loro genitori, non possono contare su un avvenire certo, mettendo a dura prova, non solo la vita quotidiana, ma soprattutto il futuro, eccesso che lo stesso Marco Biagi non avrebbe sicuramente condiviso.
C’è la necessità, in in tutti i paesi della UE, Italia in testa, di aprire appositi tavoli negoziali tra le parti sociali, in modo da arrivare alla definizione di nuovi contratti di lavoro che assicurino la continuità tra il periodo di formazione e quello dell’impiego. Occorre che al termine del periodo formativo, di non lunga durata, ci sia una valutazione che permetta di passare ad un contratto a tempo indeterminato. Solo così si può combinare solidarietà, serenità, certezza del diritto,coesione sociale, competitività e flessibilità, uscendo dall’attuale situazione di precarietà e di provvisorietà.
Modello da imitare potrebbe essere il recente accordo raggiunto in Spagna tra sindacati e associazioni datoriali per combattere la “temporalidad” e per modificare il mercato del lavoro spagnolo, che presenta un tasso di precarietà del 33%. Il governo ispanico, al fine di far decollare le misure adottate entro il prossimo luglio, vuol recepire l’intesa in un decreto legge.
I punti cardini dello storico accordo sono:
1) il lavoratore temporaneo che abbia occupato il medesimo posto per almeno 24 mesi su 30 dovrà essere assunto a tempo indeterminato;
2) l’imprenditore, che operi la trasformazione entro l’anno, riceverà 800 euro l’anno per un triennio per ogni lavoratore;
3) chi assume a tempo indeterminato giovani, donne in rientro dalla maternità, ultra 45enni e disabili riceverà , a seconda dei casi, da 500 a 3.200 euro l’anno per 4 anni, nonché altri incentivi minori