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Le stragi del sabato sera

Silvano De Angeli

Ormai è consuetudine venire a conoscenza di giovani vite perse in incidenti automobilistici, notizie che apprendiamo dagli organi di informazione, notizie che gli addetti ai lavori non vorrebbero mai dare, ma il lavoro del giornalista purtroppo lo si fa nel bene o nel male.
Incidenti che accadono quasi sempre di sabato sera, al ritorno dei giovani da una serata passata in discoteca o in un pub in compagnia di amici ed amiche, tutti liberi da impegni di studio o di lavoro e quando qualcuno si salva, il più delle volte rimane con dei postumi che gli condizionano il resto della vita.
Il dramma che vivono tante famiglie colpite da tali sciagure è indescrivibile; ogni genitore, quando mette al mondo dei figli, sogna per loro un futuro, fa progetti, lavora per dare a chi ha messo al mondo magari quello che la sua famiglia non ha potuto dare a lui/lei, si sacrifica oltremodo pur di riuscire nel suo intento, ma purtroppo per l'errore di un attimo o altro, lì finisce.
Molte sono le misure prese in questi ultimi anni per affrontare il problema: limiti di velocità, patente a punti e chiusura anticipata di alcuni locali, ritiro della patente in caso si venga trovati positivi al test di alcol e droga, ma sembra che tali misure non abbiano dato il risultato sperato; sembra quasi una sfida di alcuni giovani alle norme messe in atto al fine di proteggere loro e gli altri.
Pur rimanendo favorevole a tutte quelle innovazioni, a tutte quelle misure di prevenzione anche repressive attuate nel tentativo di scongiurare tali eventi, ritengo che ci sia ancora molto da fare.
Prima cosa la messa in sicurezza della viabilità, con la sistemazione e la manutenzione costante delle strade, in particolare quelle ad alta densità di traffico, l'eliminazione di buche (a volte vere e proprie voragini), la segnaletica in alcuni tratti totalmente inesistente, la protezione con delle vere barriere adeguate in prossimità di precipizi.
Vedete cari lettori/ci, anche io sono un automobilista e molte volte, transitando su dei viadotti specie in curva, mi sono posto alcune domande che mi permetto di illustrarvi anche se certamente anche voi ve le sarete poste. Le automobili moderne, piene di accessori di sicurezza, a differenza di quelle dei tempi passati, hanno a mio modesto avviso una lacuna molto pericolosa: in caso di spegnimento del motore, essendo comandate ormai da centraline elettroniche, lo sterzo comandato (da servosterzo o idroguida) si indurisce al punto da non essere più governato con facilità, cosi anche il sistema frenante.
Domanda: cosa può capitare in tal caso se ci si trova a transitare anche a velocità ridotta su di uno svincolo in curva con protezione inadeguata che alle volte rasenta il ridicolo dove sotto c'è il precipizio? Non voglio essere catastrofico ma la realtà è sotto gli occhi di tutti gli utenti della strada.
Un altro aspetto fondamentale va ricercato nell'educazione stradale dove tanto se ne parla ma restano soltanto parole; non basta avere la maggiore età per iscriversi ad un'autoscuola ed entrare in possesso della patente e mettere quella famosa P dietro il lunotto posteriore dell'automobile per far capire che si è principianti, non basta se alla base i giovani non hanno acquisito una coscienza ed un educazione stradale adeguata sin dall'età della ragione.
E dove, se non nella scuola, possono essere inizializzati a tale problematica, insegnare loro che condurre un mezzo in maniera inadeguata non rispettando le più elementari norme di civile convivenza possono causare incidenti con conseguenze anche gravi, sia per loro che per gli altri?
Va detto che, a volte, persone mature si comportano sulla strada in maniera a dir poco criminale, persone che non dovrebbero condurre nemmeno un asino, con tutto il rispetto per l'asino. Viviamo in un epoca di consumismo sfrenato, dell'alta velocità; basti vedere le case automobilistiche che producono automobili sempre più veloci, aggressive, potenti, dove molti giovani (per fortuna non tutti) ci si rispecchiano convinti che avere un automobile del genere sia sinonimo di integrazione sociale, di successo e di conquiste.
Se approfondiamo l'argomento notiamo che molti giovani di oggi guardano più all'aspetto esteriore della vita, alle cose futili, quasi convinti che con i tempi che corrono non vedono sbocchi per il loro futuro, vuoi per il problema occupazionale che quando esiste, non è magari quello desiderato o è precario, vuoi per problemi di vita familiare, a causa di problemi economici, di separazioni e divorzi dei genitori, tendono sempre di più a sentirsi soli, rifugiandosi in taluni casi nell'alcol, droga, musica ad alto volume, velocità in auto.
Come loro dicono, cercano di sballare, sempre più convinti che certe metodologie servono per uscire da quel tunnel di angoscia e di vuoto che portano dentro di loro; è di facile riscontro che nel più degli incidenti stradali gravi, il conducente è giovane e spesso sotto l'effetto di alcol o droga. Non volendo generalizzare con la piena consapevolezza che tutti veniamo dalla scuola della vita e senza voler fare i moralisti per eccellenza, consapevoli che nessuno ha purtroppo l'infallibile ricetta per risolvere il problema, ritengo a mio modestissimo avviso che l'attuazione di quanto sopra scritto sia fondamentale e che tutti armati di buona volontà, famiglia, scuola, istituzioni preposte alla salvaguardia della vita umana, hanno il dovere di fare sempre di più nei confronti dei giovani, facendo loro capire un aspetto fondamentale: che non serve mettersi in competizione ed arrivare sempre per primi, ma l'importante é arrivare a destinazione sani e salvi, rispettando il valore più prezioso, quello della vita che qualcuno ci ha dato.