RIFLESSIONI SULLA GUERRA
Annachiara Andronico
Osservando la realtà di questi ultimi mesi e le reazioni degli individui e dei gruppi ai tragici avvenimenti ho elaborato alcune riflessioni.
I morti non sono uguali
I vivi non sono uguali
I diritti non sono applicabili a tutti
I doveri variano a seconda delle circostanze
Io credo che per capire quello che sta suc-cedendo è necessario ricorrere a strumenti analitici che superino le emozioni e che consentano un’ analisi lucida anche se ispirata e motivata dalle emozioni suscitate.
Siamo essere umani perché ci commuoviamo e siamo altrettanto umani quando governando le emozioni troviamo una via di uscita assistititi dalla ragione.
L’informazione
Non sappiamo pressoché nulla di quanto sta accadendo nel mondo o meglio sappiamo solo quello che i mass media ci raccontano: le notizie filtrate dalla mente di chi controlla l’informazione acquistano una valenza diversa.
Quante persone muoiono ogni giorno nel mondo?
Quante per guerra malattia fame e fanatismo?
Quante per incidenti dei mezzi di trasporto?
Quante per inquinamento e disastri ad esso dovuti?
Non conosciamo le dimensioni dei fenomeni e quindi non possiamo stabilire priorità e porre in atto rimedi.
Agiamo e decidiamo sulla base di onde emotive suscitate dalle notizie del giorno .E quindi sbagliamo quasi sicuramente le nostre scelte.
Le conoscenze
Interpretiamo le notizie ancorché incomplete e inesatte sulla base delle nostre esperienze e delle nostre conoscenze delle varie realtà. In alcuni casi esse sono scarse o inesistenti.
Storia , geografia, lingue e culture al di fuori dell’Europa ci sono pressoché ignote. Quindi le notizie che apprendiamo non possono essere interpretate alla luce di conoscenze specifiche che ci aiutino a comprendere i fenomeni e a dare loro una interpretazione corretta.
I pregiudizi
Diamo giudizi sulla base di notizie incomplete con scarse conoscenze: e ricorriamo ai pregiudizi che ci consentono di orientarci in assenza di reali conoscenze.
Il pregiudizio è pret à porter. Non implica un faticoso processo di analisi e di ela-borazione è il contrario della conoscenza e non presuppone sforzi intellettuali. Per questo è così diffuso e pericoloso.
Le paure
Diamo giudizi sulla base di notizie incomplete con scarse conoscenze orientati da pregiudizi e motivati dalle nostre paure. Ciò che non conosciamo ci mette in ansia l’ignoto spaventa e dando un etichetta approssima-tiva o addirittura sbagliata ai fenomeni l’ansia si attenua.
La paura dell’ignoto del diverso dell’altro da noi paralizza le facoltà intellettive e ci spinge a trovare risposte affrettate a problemi complessi.
Gli interessi pubblici e privati
Ammesso che, con faticosi sforzi intellettuali e con un governo delle nostre paure riuscissimo ad interpretare più o meno correttamente la realtà, potremmo trovarci nella sgradevole situazione di arrivare a comprendere che la soluzione giusta ad uno o più problemi che affliggono l’umanità confligge con i nostri interessi più immediati. Un esempio valga per tutti : la guerra in Irak può terminare rapidamente qualora tutti smettessimo improvvisamente di usare le automobili a benzina. Che facciamo andiamo tutti a piedi o in autobus per far cessare la guerra?
L’etica
E arriviamo al nocciolo del problema: esiste un’etica comune all’umanità? esistono valori umani che prescindano da cultura religione sesso età comuni agli esseri viventi?
Esiste un’ etica globale, un minimo comune denominatore, un decalogo valido oggi e per sempre?
Proviamo a fare un esercizio con il più elementare dei comandamenti: non uccidere.
E’ il principio apparentemente più diffuso ed il meno applicato.
Esistono tante deroghe ammesse e benedette a tale principio.
La pena di morte, la legittima difesa la vita della madre la vita del nascituro e così via.
Ma qui si sta sconfinando nella religione, per cui l’estensore si arresta e lascia il seguito agli esperti.
Riassumendo, qualsiasi posizione privata e poi pubblica non può prescindere da una riflessione preliminare sull’etica. |