IO SONO NESSUNO
Il problema dei giovani adolescenti di oggi.
Silvano De Angeli
Sentirsi nessuno in una società consumistica: forse perché è troppo vecchia o, forse, perché interessarsi dei giovani non porta frutti nel cestino?
Torno a parlare di un argomento da me già trattato, ma sempre attuale: quello che i più chiamano “il disagio giovanile”. Ma quale disagio? I giovani non soffrono di questa “malattia”, i disagiati sono coloro che non vogliono tendere una mano sincera e disinteressata ai giovani; sono quelli che si interessano apparentemente o, per meglio dire, solo per “facciata”, solo per carpire ai giovani un voto elettorale, di qualunque colore esso sia, con lusinghiere promesse che hanno tanto del marinaio (con tutto il rispetto per i marinai). Premettendo che l’ozio è il padre di tutti i vizi, va evidenziato che nella maggior parte delle zone ubicate al di fuori delle grandi metropoli, si parla molto di terza età. Gli addetti ai lavori delle varie amministrazioni locali si attivano al fine di dare, agli appartenenti della terza età, dei centri idonei, funzionali ed attrezzati per dar modo agli anziani di riunirsi, trascorrere qualche ora a giocare a carte o a bocce e a ballare, per i più arzilli. I bambini, usciti dalla scuola (intemperie permettendo), bene o male, hanno un giardino in cui andare a giocare. Ma i giovani adolescenti, dove vanno? Semplice; sul tradizionale muretto o in una piazza (sempre intemperie permettendo e dormiglioni permettendo). Li chiamano così, scherzosamente, dormiglioni. E magari sono poi quelle persone un po’ allergiche alla gioventù, che si infastidiscono quando i giovani si riuniscono. Dal mio personale punto di vista, ritengo che in una società moderna, così come si pensa alla terza età, alle pari opportunità per le donne, ai parchi giochi per bambini, ai locali per l’associazionismo, all’integrazione extracomunitaria, andrebbe valutata con attenzione la possibilità di dare anche ai giovani un posto in cui riunirsi, incontrarsi, ascoltare musica, imponendo loro il pieno rispetto delle regole, responsabilizzandoli e poi, di concerto con loro, decidere eventuali programmi da attuare e quali; eventuali corsi di informatica, di musica, introduzione al volontariato, allo sport, ecc..Avanzare, certamente, dei programmi intelligenti da poter proporre alle istituzioni locali. Il tutto nel pieno rispetto delle idee dei giovani, senza fini politici, di lucro e, principalmente, senza salire in cattedra, lasciando loro la scelta e l’indicazione dei programmi. In altre parole, con i giovani ci si deve stare per capire le loro esigenze e non fare i programmi e, poi, imporglieli. |