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E’ L’ITALIA CHE VA;
tra uno scandalo e l’altro, il Paese va avanti

Silvano De Angeli

Da “tangentopoli” a “calciopoli”, passando tra corruzioni, concussioni sessuali, intercettazioni telefoniche, casi irrisolti, famiglie tradizionali e di fatto, politici sempre in lite, dove il meglio dell’aristocrazia è come le patate: “sotto terra”; dove la nobiltà non è nel titolo ma nell’essere, nell’intimo. Siamo tutti un po’ nobili e, come diceva il grande Totò, “Signori si nasce”, dove i veri signori sono i poveri, signori d’animo.
In una società tutta italiana, dove il più furbo o il dotato va avanti a scapito degli altri, dove il capitalismo è autarchico, che pensa solo a sé stesso ma non disdegna con appoggi vari a far fruttare tutto dal nulla, mette a nudo una realtà e un aspetto deprimente; l’esistenza di una società che non rispetta l’altrui persona, che ti scavalca per ottenere anche illegalmente ciò che appartiene a te legalmente.
Si parla molto di famiglia. Molti schieramenti politici, in occasione delle ultime elezioni, ne hanno fatto il loro punto cardine; pax si, pax no, la Chiesa tuona contro le coppie di fatto. Si parla di morale, di matrimonio, di famiglia tradizionale nascondendo una realtà: che la famiglia tradizionale, oggi, va sempre più scemando. Esistono troppe famiglie plurime allo sbando. Basta con questa falsa morale, di chiudere un occhio o magari tutti e due, nascondendosi sul rispetto del matrimonio, dei figli, sulle origini o tradizioni. Diciamo che in molte famiglie tradizionali, fondate sul matrimonio, non si vede, non si parla, non si sente, altrimenti finisce la vita comoda, la casa, la macchina, gli annessi e i connessi.
In questo villaggio globale dell’informazione, autentica gogna sempre esistita anche se in forma diversa, oggi modernizzata a livello mondiale, si parla molto dell’uso delle intercettazioni telefoniche, di legge precisa che garantisca l’informazione e, nello stesso tempo, rispetti l’immagine altrui. Non è come qualcuno vorrebbe, che certe notizie non vengano divulgate. Il fatto stà principalmente nel modo in cui si porge la notizia. Ritengo, a mio modesto avviso, che l’informazione sia un diritto e che la stampa sia libera. Il problema delle intercettazioni telefoniche va amministrato da chi svolge delle indagini e non illegalmente, poi, la notizia va fornita ai giornalisti, dietro autorizzazione del magistrato. Quindi, si alle intercettazioni, si alla loro divulgazione, ma nel pieno rispetto dei soggetti coinvolti, senza sbattere in prima pagina il mostro, prima che esso venga almeno incriminato.
Rimanendo in tema di intercettazioni telefoniche, negli ultimi giorni è emersa l’ipotesi di concussione sessuale, relativamente al campo dello spettacolo: sembra che qualcuno abbia scoperto “l’acqua calda”. Quando si parla di questo argomento si grida allo scandalo nello spettacolo, ma solo in questo campo accadono certe situazioni? Fermo restando un punto fondamentale, che la donna non può essere considerata merce di scambio, non va trascurato un aspetto: da quando mondo è mondo la donna è sempre stata usata per gli aspetti più ignobili dai padri e mariti padroni. Nella prostituzione l’individuo maschile paga e ottiene dall’individuo femminile delle prestazioni sessuali, un valore di scambio eterno dove uno ha accesso alle risorse dell’altro. Ancora oggi esiste questa forma di scambio, ma se parliamo di posti di lavoro o avanzamenti di carriera in cambio di prestazioni sessuali, il discorso va affrontato valutando due aspetti. Se il fatto avviene su costrizione e violenza, anche psicologica, va considerato reato. Se il fatto è consenziente, a mio avviso, non si discosta minimamente dalla famosa “marchetta”, tipico scambio “tu mi dai, io ti do”.
Nel caso che il fatto avvenga in costrizione, al di là degli aspetti legali, o nel caso di consenso, l’uomo ne esce sempre sconfitto, in quanto usa il suo potere o la sua forza per esprimere la sua virilità. Per la donna il discorso è diverso, perché se subisce è vittima, se è consenziente, se accetta di scambiare il suo corpo con un lavoro o altro, non è differente da chi vende il suo corpo per professione.
Qualcuno dice che il nostro paese è formato da un popolo di povera gente, corrotta e corruttibile, fondato sul pallone, che ora si stà sgonfiando.
Io sono del parere che il primo articolo della Costituzione è da tenere sempre presente: un paese fondato sul lavoro; quello onesto, s’intende.