La definizione “bullismo” è una sottocategoria del comportamento aggressivo, ma è un tipo di comportamento aggressivo particolarmente cattivo, in quanto è diretto, spesso, nei confronti di vittime particolarmente incapaci di difendersi efficacemente, perché meno giovani, o meno forti psicologicamente e fisicamente, quindi meno sicure di se stesse.
A giudicare dalle notizie riportate dalle cronache che riferiscono di botte, coltellate, stupri, omicidi per lo più perpetrate dai giovani, si diffonde il convincimento che il bullismo sia un fenomeno che, anche se non in crescita dal punto di vista della frequenza, lo è certamente dal punto di vista della cattiveria, della violenza e delle crudeltà perpetrate nei confronti delle malcapitate vittime, in un periodo delicato della vita di certi giovani adolescenti.
Anche se il bullismo è sempre esistito, non significa che si debba accettare un atteggiamento rinunciatario al problema, o che si possano avallare prepotenze, soprusi, violenze e prevaricazioni gratuite.
La scuola attualmente sta attraversando in Italia un periodo di grave crisi, proprio nel momento in cui ad essa è demandato il compito di risollevare le sorti culturali del paese.
Oggi è molto delegittimata, alle prese con una parte della popolazione studentesca molto menefreghista dal punto di vista collaborativo con gli insegnanti e alle volte impotente di fronte a situazioni illegittime causate dagli studenti.
Vedi i ripetuti casi di aule allagate, pareti imbrattate, molestie durante le lezioni, furti, estorsioni, atti vandalici, pestaggi, intimidazioni di ogni tipo, mettendo in ridicolo quell'autorevolezza degli insegnanti persa ormai da molti decenni.
Proprio in Italia, dove il fenomeno del bullismo secondo le più aggiornate ricerche è molto più diffuso che nel Nord Europa, dove mafie e prepotenze di ogni genere spadroneggiano sul merito e sul duro lavoro degli addetti ai lavori, si vive un periodo dove è ormai consuetudine, se non addirittura per certi una regola di vita, che arroganza e prepotenza siano legittime, in via subordinata tollerate e impunite.
Ed è proprio dalla scuola, a mio modesto avviso, che si deve sviluppare un'offensiva decisa contro il fenomeno del bullismo, tutti gli operatori scolastici, dal primo all'ultimo gradino della scala gerarchica, devono riappropriarsi logicamente senza esagerare di quell'autorità persa e demandata loro dai regolamenti istituzionali. Solo così si potrà garantire il diritto allo studio di quegli studenti desiderosi di apprendere, di imparare, di colmare quelle lacune culturali necessarie nella vita che solo la scuola in primis può dare.
Non si può permettere che un manipolo di scaldabanchi, impedisca, con azioni fuori da ogni regola civile con soprusi ed altro il diritto allo studio a coloro che si sono prefissati una mèta e vanno a scuola per imparare e poi mettere a frutto della collettività quanto hanno appreso.
Gli insegnanti hanno il dovere di tutelare coloro che seguono le regole e non lasciarli nelle squallide mani di questi bulli da strada che vivono senza regole di civiltà.
Un aspetto ancora più inquietante del problema è che questo genere di atteggiamenti inconsulti, una volta attribuiti al sesso maschile, oggi è molto frequente ravvisarli nel sesso femminile; ciò non fa altro che infangare la più grande conquista sociale del secolo: quella dell'emancipazione femminile.
Non mi sento particolarmente d'accordo nel sentire spesso che tali comportamenti provengono esclusivamente da giovani provenienti da famiglie socialmente degradate o ambienti sociali degradati, o addirittura oggi spesso va di moda dare la colpa ai figli degli stranieri.
Credo che la violenza e la malvagità non provengano dal ceto sociale cui si appartiene, dal colore della pelle o dalla nazionalità.
I violenti, chiunque essi siano, vanno duramente puniti con la massima severità, al fine laddove ci si riesca, (purtroppo non sempre) di riportarli alla ragione, su cosa sia il bene e il male.
Certo non è facile far capire loro che adeguandosi al mondo civile non potranno che avere dei benefici dalla vita e dal loro futuro. Far capire a costoro, abituati ad ottenere tutto con la prepotenza, la realtà della vita, che la violenza li porta soltanto ad avere un futuro pieno di insidie (se futuro si può definire) ribadisco, non é facile ma in una società democratica va fatto, attivando tutti i mezzi civili necessari e non limitarsi a parlare quando fatti di cronaca ne parlano e piangere sul latte versato.
Un detto dice: è meglio chiudere la stalla quando gli animali sono dentro altrimenti è inutile”.
Ai giovani va insegnato il rispetto reciproco, la tolleranza, la parola solidarietà, parole che non legano in alcun modo con la violenza e la prepotenza. |