La terza età: il mondo degli anziani
Il mondo ormai va di corsa, concede sempre più valore alla produttività, alla gioventù, all'efficienza veloce, ad una competizione esasperata. Si dice che il mondo sia dei giovani veloci scattanti con idee al passo con i tempi.
Secondo certi giovani, l'anziano ormai ha fatto il suo tempo, tempo che non collima più con i ritmi frenetici di oggi, con il cambiamento di idee moderne ed evolutive che avanzano inesorabilmente.
Sì, in un certo senso può anche essere vero, ma se i giovani oggi sono arrivati a questo non si può negare che prima di loro qualcuno ha lavorato per loro, pur con idee un po' “vetuste”, se così possiamo definirle.
Personalmente ritengo che ogni era si viva con le idee in cui si vive con quello che al momento il mondo ci offre.
C'e da evidenziare un aspetto, che le generazioni non hanno più quel dialogo di una volta, condividono sempre meno le idee, i valori, questo porta molti giovani a chiedere sempre di più e dare sempre di meno alla terza età.
Vedete, nella vita ci vuole fortuna in tutto, quindi non si può negare che esistono anziani di serie “a” e “z”.
Perché dico questo: l'essere anziano oggi in questa società indifferente a tutto o quasi, dove i valori umani sono latenti, quasi impercettibili, rappresenta per molti di loro una vera e propria sopravvivenza e attesa.
Quegli anziani con una buona salute, con un reddito sufficiente al loro fabbisogno, con una certa cultura e non per ultimo con una famiglia vicino che non li considera un peso, si possono definire fortunati, se non addirittura privilegiati; contrariamente a questi c'è un esercito di anziani che vive ai margini della sopravvivenza, con redditi vergognosamente da fame, sbandati, emarginati, dove nessuno li ascolta, il più delle volte esclusi dalla famiglia stessa.
Famiglia che in molti casi li affida con spiccata fiducia ad istituti, ospizi, o case di riposo, che spesso le cronache ce lo insegnano sono veri e propri “lager” dimenticati dalle istituzioni.
Altri vivono, magari soli, in angusti locali, abbandonati dalle famiglie stesse, ed anche qui spesso le cronache ci riferiscono di anziani trovati senza vita dopo giorni, soli e senza un conforto, un aiuto, finendo così la loro esistenza nella forma più solitaria, come è stata la loro esistenza nella terza età.
Mi pongo spesso una domanda: ma lo Stato dov'è? Le istituzioni dove sono, i servizi tanto decantati a favore degli anziani dove sono andati a finire? Non che sia colpa di questo o quel governo, a me sembrano tutti uguali, tutti ne parlano del problema degli anziani ma, in realtà, restano solo parole.
Certo non esiste una ricetta miracolosa, ma tante cose si potrebbero fare per migliorare l'esistenza di queste persone; migliorare i servizi di assistenza personalizzandoli secondo le loro esigenze, dare pensioni adeguate alla vita di oggi e non pensioni sociali da fame, dare un aiuto concreto a quelle famiglie che si prendono cura degli anziani, per rendere la coabitazione più consona alla reciproca convivenza.
Vedete, in più occasioni ho citato i giovani, ai quali voglio molto bene, sono il futuro, sono sempre stato dalla loro parte e lo sarò sempre, ma svolgendo la mia attività giornalistica, alle volte mi imbatto in dialoghi proprio con loro e spesso sento dire, il “vecchio” rompe, riferendosi al padre o al nonno; ora mi rivolgo a voi gioventù moderna: mi rivolgo a voi perché so che in molti seguite questo sito: la vita inizia e finisce, si percorre la propria esistenza da neonati, bambini, adolescenti, adulti, il tempo passa inesorabilmente, non si può fermare e tutti, prima o poi, ci avviamo alla terza età, quindi anche voi un giorno potreste essere definiti vecchi che rompono.
Vi piacerebbe? Pur capendo che le idee non sempre collimano, alle volte accade anche tra coetanei, figuriamoci tra generazioni diverse. Alcuni aspetti però non vanno trascurati.
Se i giovani esistono è perché sono esistiti prima i vecchi, che con i loro sacrifici e il loro modo di vivere hanno fatto sì che anche voi giovani raggiungeste la maturità necessaria per affrontare la vita; coloro che spesso sono definiti “vecchi che rompono” (per fortuna non da tutti) nel bene o nel male hanno un bagaglio di esperienze sicuramente utile ai giovani, anche se con idee diverse.
Ma di fondamentale importanza è un particolare che non va trascurato nella convivenza di diverse generazioni: è che una carezza, un gesto di affetto vero nei confronti di una persona anziana, specie se sofferente, vale più di qualsiasi medicina.
Spesso faccio visita ad alcuni centri per la terza età, rendendomi conto di come sono strutturati: la loro sala per il gioco delle carte, il biliardo e perché no, anche la pista da ballo; sono centri di tutto rispetto, frequentati da persone con età avanzata più o meno sole che socializzano, passano il loro tempo.
Nel contempo, ci sono zone dove non esistono e gli anziani sono costretti a stare a casa, o riunirsi vicino ad un muretto, se il clima lo permette.
E' da domandarsi: le istituzioni locali dove sono?
In una società moderna, democratica e civile il problema della terza età, a mio avviso, dovrebbe essere uno dei primari obiettivi istituzionali, restituendo alle persone anziane quella dignità che purtroppo per vari contingenti motivi di vita, sia economici che sociali, a volte hanno perso.
Per concludere un occhio più di riguardo da parte di alcune famiglie, una parola e una carezza in più da parte dei giovani, un'attenzione maggiore da parte delle istituzioni, ritengo che potrebbe essere una miscela non indifferente a favore di questo esercito non più giovane che va lento ma ha molto da insegnare.
febbraio 2009 Silvano De Angeli |