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UN PERICOLO PER TUTTI di Francesca Laurini |
Alcuni studi rivelano che non è solo l’uomo ad essere in
pericolo per l’inquinamento,
ma anche la flora e la fauna
dell’Europa è a rischio
estinzione. E’ l’argomento più dibattuto del momento: smog, inquinamento, polveri sottili, livelli di guardia… sono parole che fanno parte del nostro vocabolario quotidiano e nessuno sembra essere in grado di trovare una soluzione che sia duratura e definitiva. E così, via di domenica a piedi, targhe alterne, blocchi del traffico, divieti di circolazione per non catalitiche. Ma la soluzione non cambia e viene solo rimandata di qualche giorno. Il problema vero, oltre chiaramente all’innegabile danno ambientale che tutto questo provoca, è l’aumento, soprattutto nei più piccoli, dei disturbi respiratori di cui smog e inquinamento sembrano essere i principali responsabili. In Italia, per esempio, quasi tre milioni di persone, bambini in particolari, soffrono di asma; ad aggravare tutto questo il fumo delle sigarette e degli acari della polvere che si intrappolano nelle vie respiratorie provocando allergie e disturbi similari. Le immatricolazioni delle automobili ad alimentazione alternativa sono aumentate negli ultimi anni, anche grazie alle politiche governative che hanno incentivato l’acquisto di automobili sicuramente meno inquinanti, ma pur sempre mezzi privati e quasi sempre utilizzate da una sola persona, il guidatore. I parcheggi sono sempre più problematici, perché non c’è più spazio: è evidente che qualsiasi azione che limiti la mobilità urbana ha sempre una grande impatto sulla vita quotidiana di una città. Uno studio dell’Ue sull’inquinamento rivela che sono 39mila i decessi in Italia e peggio di noi solo la Germania, con 65mila morti all’anno. Lo La Normativa Europea prevede il bonus di 35 giorni di superamento dei limiti per i PM10, e in Italia numerosi centri (a inizio Marzo) hanno già superato tale valore. Insomma la nostra situazione è molto più critica di quello che si pensi. Il 16 febbraio 2006, il Protocollo di Kyoto ha spento la sua prima candelina, e l’Italia come tutti i Paesi firmatari, dovrà attuare una serie di comportamenti atti a ridurre le emissioni di tali sostanze inquinanti. L’Italia però, nonostante abbia ratificato il Protocollo ha seguito un percorso opposto rispetto agli obiettivi prefissati, registrando nel 1990 a oggi un incremento del 3% dei consumi energetici e un incremento del 10% delle emissioni dei gas serra, mentre in Europa si è avuta una diminuzione del 10% sui consumi e del 2,5% sulle emissioni complessive dei gas climalteranti. Eppure il problema percussioni sull’ambiente, dall’aumento dell’effetto serra ai mutamenti climatici, sono una delle emergenze più gravi che la società si trovi ad affrontare. Purtroppo non è solo l’uomo ad essere in pericolo, ma da molti decenni si osserva una diminuzione notevole della diversità biologica a causa dell’attività dell’uomo: secondo una valutazione nel Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, fino al 24% delle specie appartenenti a gruppi come farfalle, uccelli e mammiferi sono sparite completamente sul territorio di alcuni Paesi europei. La conservazione e l’utilizzo sostenibile della diversità biologica sono due elementi indispensabili per conseguire uno sviluppo sostenibile e per realizzare gli obiettivi di sviluppo in materia di povertà, salute ed ambiente. |