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LA VITA SOTTO I NOSTRI PIEDI

I segreti di un mondo che ci fa paura!

di Francesca Laurini

All’arrivo dell’estate esplode in tutti noi una irrefrenabile voglia di aria, sole, di mare, e allora partiamo alla ricerca di spiagge in grado di soddisfare le nostre esigenze. Purtroppo molto spesso non ci accorgiamo neppure che quel posto è già occupato da altri esseri viventi e, anziché comportarci da “ospiti”, ci comportiamo da padroni. E allora rastrelliamo le spiagge per eliminare quelle fastidiose erbacce, strappiamo le piante che con le loro foglie spinose non ci permettono di stendere comoda-mente il nostro asciugamano, scacciamo o… schiacciamo quei fastidiosi insetti che gironzolano sulla sabbia. Anche noi abbiamo il diritto al nostro spazio!! Purtroppo quando la pretesa di spazio è eccessiva, l’equilibrio ambientale viene rotto e in quella spiaggia che ci aveva tanto attirati per la sua bellezza, inizia un processo di degrado che difficilmente può essere arrestato! Quello che mi piacerebbe è solo farvi conoscere quel mondo che vive proprio sotto i nostri asciugamani perché solo conoscendolo possiamo conviverci senza aver paura di quei piccolissimi insetti che alla fine cercano in noi solo un po’ di considerazione! Quello degli insetti è un mondo sconfinato, brulicante di individui e di specie, multiforme e multicolore, che esiste sulla Terra da circa quattrocento milioni di anni, con il quale l’umanità ha dovuto convivere sin dalla sua comparsa, e che probabilmente le sopravvivrà come è sopravvissuto a tante altre imponenti forme di vita, compresi i dinosauri. Gli insetti da soli costituiscono circa l’80% della fauna, percentuale che sale incessantemente, le specie classificate superano il milione, ma si prevede che ne esistono molte volte tante ancora da scoprire, numerose delle quali vengono descritte ogni anno, di frequente anche in Italia dove sono già state censite circa 37.000.
Conoscere gli insetti nel comprensorio in cui si abita significa acquisire alcune informazioni sull’ambiente stesso, guardare con occhi nuovi il paesaggio e l’ambiente dove si vive, formarsi un quadro mentale dei meccanismi che condizionano l’intero ecosistema, e perciò in definitiva la nostra vita, e soprattutto significa vincere la paura di innocenti insetti che in fondo vogliono solo continuare a vivere nello stesso posto dove hanno trascorso i mesi precedenti l’estate! Nella fascia litoranea (battigia, dune, retrodune), gli insetti riciclano i detriti che andranno gradualmente a formare terreno fertile, contrastando l’aridità della sabbia, facilitando inoltre la diffusione di piante pioniere con l’impollinazione e contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio ambientale. La maggior parte di queste specie presenta una valenza ecologica piuttosto ristretta e quindi non sopravvive alle alterazioni del proprio ambiente, la fascia litoranea più prossima al mare, tanto che l’invasione dei bagnanti, le stesse operazioni di ripulitura degli arenili, ne possono compromettere l’esistenza. E allora ecco con le prime curiosità di questo mondo sconosciuto: la formicaleone, tipica delle nostre spiagge e molto simile alla formica con la testa grigia e due grandi mandibole falcate e sette occhietti (non vi sto parlando di un dinosauro ma di un insetto di appena 1.5 cm!), comincia a camminare all’indietro disegnando un cerchio perfetto sulla sabbia; poi scende lentamente a spirale come farebbe una barca presa in un vortice, solo che è lui stesso a scavare l’imbuto, lanciando fuori dalla buca palate di sabbia con il capo, procede così fino in fondo disegnando cerchi sempre più stretti,e quando arriva giù si rimpiatta… le prede più comuni sono le formiche, che nelle loro frenetiche esplorazioni prima o poi capitano sicuramente sull’orlo del cratere, e subito la sabbia comincia a mancargli sotto le zampe e ogni sforzo per risalire produce altre frane. Intanto da sotto l’inventore della trappola lancia sulla sventurata palate di sabbia e sotto la manciata di proiettili la preda si spaventa perdendo ancora terreno…laggiù il formicaleone trafigge la vittima, ne succhia gli umori e poi… fa pulizia! Vi siete mai chiesti come riuscire ad osservare da vicino le farfalle? Vi rivelo il segreto a patto che non vi rechiate all’appuntamento armati di retino! La farfalla del corbezzolo ha un vizietto: ama gli alcolici e li tollera bene; questa sua predilezione nasce dal fatto che si trova spesso a sorbire gli umori di frutta fermentata. In una radura esposta al sole ricca di corbezzoli, ponete bene in vista una lattina aperta di birra; non c’è bisogno di lasciare anche la cannuccia, la farfalla ce l’ha già in dotazione. L’attesa sarà breve. Nascosti dietro un cespuglio in poco tempo troverete l’insetto sorseggiare come un esperto enologo, e se avete con voi una macchina fotografica non perdetevi l’occasione! Ancora una curiosità… lo studio dei costumi nunziali delle mantidi ci riserva una sconcertante sorpresa. La femmina durante l’accoppiamento afferra alla testa il compagno, più piccolo e gracile, e comincia a rosicchiarne la parte anteriore, finché dopo l’amplesso, non lo consuma tutto, come una qualsiasi preda. Anche decapitato il maschio rimane in vita per molte ore e, grazie alla particolare distruzione dei centri nervosi, può continuare a compiere l’atto coniugale, che risulta addirittura potenziato. La maggiore efficienza del partner privo di capo, e la possibilità da parte della femmina gravida bisognosa di sostanze proteiche di utilizzare quelle del corpo divorato, costituiscono indubbiamente un vantaggio per la specie… così il crudele sacrificio trova una spiegazione logica!